Assolto il monaco

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abba
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Re: Assolto il monaco

Messaggio da abba »

Brutia Line ha scritto:Ma adesso può dire la Messa?
No, quella è una misura adottata dalla curia, mi pare prima ancora che iniziasse il prcesso penale.
D'altronde fanno così con tutti, anche con i preti pedofili, appena scatta una denuncia loro zac agiscono immediatamente... (il sord serve?)


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Re: Assolto il monaco

Messaggio da Nube di Tempesta »

Per dire messa deve essergli revocata la sospensione a divinis, in questo ambito però si tratta di un processo di diritto canonico e si tiene innanzi agli organi preposti della Chiesa Cattolica, non c'entra la giustizia penale dello stato italiano. Comunque ricordo a tutti che ancora c'è la cassazione davanti, la procura farà sicuramente ricorso per chiedere di annullare l'assoluzione. c'è ancora strada da fare.
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Re: Assolto il monaco

Messaggio da Nube di Tempesta »

...quasi dieci anni per arrivare a questo.
Quasi dieci anni. Trascorsi tra carcere domiciliari, processi in tribunale, processi sui media, infamie, calunnie.
Quasi dieci anni per capire che Padre Fedele era innocente.
La cosa che mi fa rabbia è che si sbrigavano in dieci minuti se chiedevano a un cosentino qualunque pescato a caso quanto credibili fossero le accuse.
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Re: Assolto il monaco

Messaggio da Vilienza »

Nube di Tempesta ha scritto: La cosa che mi fa rabbia è che si sbrigavano in dieci minuti se chiedevano a un cosentino qualunque pescato a caso quanto credibili fossero le accuse.
su questo, purtroppo, permettimi di dubitare
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Re: Assolto il monaco

Messaggio da Lupo 72 »

Vilienza ha scritto:
Nube di Tempesta ha scritto: La cosa che mi fa rabbia è che si sbrigavano in dieci minuti se chiedevano a un cosentino qualunque pescato a caso quanto credibili fossero le accuse.
su questo, purtroppo, permettimi di dubitare
Di tutte le persone con cui ho parlato ce ne fosse stata mai una con dubbi sull'innocenza di Padre Fedele, credetemi...
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Re: Assolto il monaco

Messaggio da marcello77 »

abba ha scritto:
Brutia Line ha scritto:Ma adesso può dire la Messa?
No, quella è una misura adottata dalla curia, mi pare prima ancora che iniziasse il prcesso penale.
D'altronde fanno così con tutti, anche con i preti pedofili, appena scatta una denuncia loro zac agiscono immediatamente... (il sord serve?)
E per quelli con il conto allo IOR??? (il sord penso che serva, visto che in molti non sanno cosa sia :sord)
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Re: Assolto il monaco

Messaggio da originalbruzy »

Nube di Tempesta ha scritto: Comunque ricordo a tutti che ancora c'è la cassazione davanti, la procura farà sicuramente ricorso per chiedere di annullare l'assoluzione. c'è ancora strada da fare.
Ormai è fatta...la cassazione non farà altro che confermare la sentenza.
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Re: Assolto il monaco

Messaggio da Nube di Tempesta »

originalbruzy ha scritto:
Nube di Tempesta ha scritto: Comunque ricordo a tutti che ancora c'è la cassazione davanti, la procura farà sicuramente ricorso per chiedere di annullare l'assoluzione. c'è ancora strada da fare.
Ormai è fatta...la cassazione non farà altro che confermare la sentenza.

ah, cumu ccu stasi o perugia. jamu ccu sa capu :(
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Re: Assolto il monaco

Messaggio da marcello77 »

Padre Fedele, tutta la verità sul complotto.

La procura di Catanzaro ha perso una buona occasione per dimostrare che ci sono ancora magistrati in grado di riconoscere i madornali errori dei colleghi. Accoppiati agli ordini ricevuti dalla massopolindrangheta che opprime Cosenza da una vita.
Padre Fedele Bisceglia non solo non ha mai pensato di stuprare una suora ma è stato vittima di un vergognoso complotto, nel quale è impelagata fino al collo la procura di Cosenza e una serie di magistrati corrotti capeggiati dall’ex procuratore Alfredo Serafini.
Prima la Cassazione e poi i giudici di Catanzaro hanno riconosciuto che l’impianto accusatorio dei giudici di Cosenza era tutto inventato. Le motivazioni hanno ritenuto suor Tania un pupazzetto in mano ai “poteri forti” della nostra città ma non è ancora bastato per mettere la parola fine a questa vicenda. E’ (quasi) un atto dovuto ma farà perdere tempo prezioso al monaco per completare la sua sacrosanta riabilitazione.
Sì, perchè dopo nove anni e mezzo di sofferenza che lo hanno messo a dura prova, Padre Fedele Bisceglia è stato ampiamente riabilitato. I processi-farsa celebrati dalla Procura di Cosenza sono stati prima clamorosamente annullati dalla Cassazione e poi anche dal nuovo processo celebrato davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro.
L’attendibilità di Suor Gaetana “Tania” Alesci (e pensare che c’è ancora chi non cita per intero il nome di questa bugiarda matricolata!) quando afferma di essere stata violentata da Padre Fedele è diventata simile a quella di Isabella Internò quando afferma che Denis Bergamini si è suicidato. E i cosentini sanno bene a cosa ci riferiamo e quante sofferenze ci sta ancora portando questa incredibile vicenda di malagiustizia. Nel breve volgere di pochi mesi, è stato smontato pezzo per pezzo il suo castello di bugie: si pensi che la suora, per avvalorare il suo atteggiamento di vittima sacrificale, aveva denunciato altri tentativi di violenza poi risultati falsi. E sono stati assolti due romeni che erano stati accusati di aver partecipato a una violenza sessuale contro di lei.
Il fatto sarebbe avvenuto nel giugno del 2005, proprio nell’ultimo giorno di permanenza della suora all’Oasi Francescana, prima della sua partenza, e mentre le consorelle preparavano i bagagli. La suora aveva raccontato che i due romeni l’avevano attirata fuori dalla struttura e, insieme a due italiani, l’avevano portata in una campagna di Donnici, dove poi uno degli italiani avrebbe abusato della suora. Che poi sarebbe stata riaccompagnata, senza che le sue consorelle notassero alcuna stranezza, presso l’Oasi Francescana. La suora non aveva saputo dire chi fossero i due romeni, che pur frequentavano la struttura, e avrebbe riferito che si trattava di alcuni cinquantenni. Poi però li aveva riconosciuti da alcune fotografie mostratele dalla polizia. Ma i due, all’epoca, non erano certo cinquantenni. Insomma, un cumulo di menzogne.
E non solo: il sostituto procuratore della Repubblica di Cosenza Claudio Curreli ed il giudice delle indagini preliminari dello stesso Tribunale Francesco Branda sono stati denunciati da Padre Fedele dopo che il suo avvocato Eugenio Bisceglia aveva scoperto un fatto gravissimo: avevano occultato un fascicolo nel quale la suora raccontava ancora altre menzogne per rendersi credibile.
Quanto basta per cercare una spiegazione “politica” a quanto gli è accaduto. Perché quel delitto-peccato di cui è accusato da Gaetana Alesci, delitto di stupro singolo e di gruppo, non solo non l’ha commesso ma, come continua a ripetere da otto anni, non l’ ha mai pensato. L’indagato non è solo un semplice sacerdote: è polivalente, poliedrico e il buon Dio gli ha misteriosamente elargito un grande carisma.
Non si sta giudicando un personaggio qualsiasi, ma un uomo dato in pasto all’opinione pubblica per uno pseudo delitto serio e grave. A nessuno sfugge il clamore suscitato ancor prima che fosse condotto in carcere.
Alle 6 del mattino del 23 gennaio 2006 tutti i poliziotti comunicavano via telefonino con le rispettive mogli, fidanzate o amanti per farsi aggiornare delle notizie date dai mass media mentre gli ultrà accorsi increduli all’ Oasi Francescana erano sgomenti per queste scene.

LA MALAFEDE DEL POLIZIOTTO STEFANO DODARO.

Padre Fedele Bisceglia è stato messo in carcere perché il poliziotto Stefano Dodaro, notoriamente vicino a una bene individuata casta politica, che è quella dello squallido Ennio Morrone (tra l’altro suo suocero), tanto da aver incassato un incarico dirigenziale da parte della Giunta regionale solo pochi mesi prima di arrestarlo, ha condotto e orchestrato questa storia in modo a dir poco oscuro.
Cosa ci faceva Dodaro allo Sco di Roma a raccogliere la testimonianza della suora? Chi l’ha informato? E perché è andato proprio lui? Ha ricevuto qualche preciso ordine da parte di una classe politica che vedeva Padre Fedele come il fumo negli occhi perché aveva realizzato una struttura gioiello come l’Oasi con i soldi dei cosentini? E perché ha consegnato, misteriosamente e fuori da ogni logica, il plico che lo dipingeva come un criminale al magistrato Curreli dopo soli due giorni e contro ogni disposizione del Codice di procedura penale? E dove sta scritto che a un poliziotto, per quanto potente e “politicizzato” come il signor Dodaro, sia consentito di “invitare” un giudice (guarda caso lo stesso che ha indagato sui no global…) a emanare disposizioni restrittive? Forse perché ha scritto (o forse sarebbe meglio dire gli hanno scritto…) un libro sulla mafia? O forse perché si faceva vedere, con la gentile consorte, alle conferenze di qualche cardinale a Roma? Queste cose ancora oggi, e sinceramente non capiamo perché, non si possono sapere.
Ma il problema è che il pm Curreli non solo ha ascoltato il signor Dodaro ma ha anche prodotto una lunga requisitoria al gip Ferrucci, che poi ha firmato l’ arresto. Un’ altra brillante operazione scatenata dalle stesse logiche politiche che avevano animato il can can contro i no global. Perché la Procura di Cosenza, notoriamente porto delle nebbie quando c’è da indagare sui potenti, diventa eccezionalmente attiva quando c’è da perseguire la sinistra antagonista. Questo processo è passato alla storia come il processo dell’ infamia, il processo diabolico incentrato su una suora bugiarda, imbeccata da personaggi squallidi di una certa inqualificabile ma sicuramente ben definita lobby di potere, nella quale la Chiesa ha giocato un ruolo fondamentale. La Chiesa non è questa ma è ben altra cosa. La gente ama la Chiesa dei veri pastori, dei santi, dei saggi e dei martiri. La Chiesa dei Giuda bisognerebbe smascherarla, combatterla e vincerla. E prima o poi ci sarà qualcuno che chiederà un conto salatissimo. Padre Fedele si è reso conto soltanto dopo quanto gli è accaduto di aver toccato questioni troppo delicate per la politica e per la Chiesa. Voleva aiutare l’ Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’ Aiello, voleva tirarlo fuori da una tragica storia ben prima che venisse fuori quello che oggi sappiamo tutti.
Ha difeso i bambini rom della famosa inchiesta “Spezzacatene”, di cui è stato l’ ispiratore principale. Ma soprattutto ha creato il “miracolo” dell’ Oasi francescana, nata dalla collaborazione con gli ultrà del Cosenza. Sono riusciti a metterla su in un anno e mezzo. Una struttura unica nel suo genere, che per funzionalità dei servizi è stata definita la più interessante d’ Europa.
Questi motivi hanno scatenato il complotto ai suoi danni, affidato chiaramente a quei “servitori” dello Stato che pensano soltanto ai loro sporchi interessi….

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Re: Assolto il monaco

Messaggio da marcello77 »

Nunnari, Agostino e Luberto: le vergogne della chiesa cosentina.

La parte più dolorosa dell’assurda storia giudiziaria di Padre Fedele Bisceglia inizia nell’ottobre del 2003 quando il monaco, benedetto dall’arcivescovo Agostino e alla presenza del sindaco Eva Catizone, inaugura l’Oasi Francescana. I lavori sono durati soltanto un anno e otto mesi e sono stati resi possibili soprattutto dalle offerte spontanee dei cosentini, che da sempre sostengono il frate per le sue opere di beneficenza.

Paradossalmente, è proprio da allora che il Monaco entra nella black list dei potenti del clero e della politica.

Ma come avrà fatto – si chiedono i poteri forti – questo frate a mettere da parte una cifra così sostanziosa che sfiora i due miliardi delle vecchie lire?

Padre Fedele, all’epoca, ironizzava sui miracoli della Provvidenza ma aveva già iniziato a capire che il suo attivismo per gli ultimi dava fastidio.

Figurarsi, poi, quando finisce nel calderone la storia dell’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello. Si tratta della casa di cura balzata agli onori della cronaca per i trattamenti disumani nei confronti degli ospiti, quasi tutti malati di mente. E per le ruberie del prete che lo dirigeva, don Alfredo Luberto, tali da creare un buco di proporzioni gigantesche.

Nel 2004 Padre Fedele, impegnato a Montreal nel mistero della predicazione, scriveva una lettera a monsignor Agostino dopo avere appreso delle difficoltà del Papa Giovanni. “Le esprimo la mia totale disponibilità a collaborare con lei in questa grande opera a favore dei fratelli meno fortunati, ammalati, poveri: questi sono i nostri maestri! Sono disposto, sempre con l’ubbidienza dei superiori, a continuare a spendere la mia vita in favore degli emarginati e degli ultimi. Dalla mia esperienza nel realizzare l’Oasi Francescana ho capito che noi abbiamo uno sponsor infallibile: la Divina Provvidenza! Pertanto, mi offro per collaborare e salvare il Papa Giovanni. I debiti, anche se sono molti e gravosi, non sono un ostacolo insormontabile per continuare ad aiutare i poveri e gli ammalati cronici”.

Questa lettera però non è piaciuta più di tanto a monsignor Agostino, che dopo il grande feeling degli anni passati, inizia a diventare freddo nei confronti di Padre Fedele. E neanche gli risponde.

A settembre 2005 il Monaco visita per la prima volta il Papa Giovanni ma nel frattempo a Cosenza è arrivato monsignor Nunnari. L’atmosfera era a dir poco molto tesa, con i dipendenti fuori dalla casa di cura a srotolare striscioni del tipo “Luberto vattene”, “Luberto sei un ladro” e così via.

Padre Fedele chiede di entrare insieme a una troupe della Rai ma gli viene detto di contattare il ras ossia don Luberto, il quale esplode in un ruffianissimo “E come possiamo dire di no a Padre Fedele?”. Lo “spettacolo” che gli si presenterà davanti agli occhi non lo dimenticherà mai. Riceve una lavata di testa dal suo superiore (la Rai dal canto suo non manderà mai in onda quelle immagini) e subito dopo si precipita a Reggio da Nunnari.

Il neoarcivescovo lo tranquillizza, gli dice che non ci sono problemi ma in cuor suo Padre Fedele realizza che sta succedendo qualcosa ma non per questo si arrende. E così, pochi giorni dopo, scrive una lettera aperta agli ospiti del Papa Giovanni intitolata semplicemente “IL LAGER DELLA VERGOGNA”.

“Mi rivolgo all’Ignoto (come il famoso milite) politico e religioso: se non amate la povertà e la sofferenza, se vi perdete in inutili demagogie, se sfruttate i poveri, zittite una volta per tutte e allontanatevi. Lasciate il campo a chi ha dato la vita per vocazione divina e per aiutare fattivamente poveri e ammalati”.

E richiama in causa anche Agostino, scrivendo parole di fuoco contro don Luberto: “… Il confratello Luberto era impegnato per accumulare più danaro per l’arredamento dei suoi lussuosi appartamenti, l’acquisto delle auto di grossa cilindrata, oggetti di argenteria e quant’altro defraudando miserevolmente i poveri, addirittura affamandoli, lasciandoli nella più atroce sofferenza senza un briciolo di umanità… Caro amato mio pastore, hai sorretto don Alfredo e hai affondato la lama nel petto del frate povero per farlo fuori e lasciare campo libero al furbo, traffichino e ahimè confratello sacerdote, seguace di Giuda, che ha venduto nuovamente Cristo attraverso i poveri. Io ero a conoscenza degli acquisti sconsiderati presso la gioielleria di un mio amico benefattore, pagati con la carta di credito del Papa Giovanni”.

Padre Fedele scriverà in seguito anche allo stesso don Luberto rinfacciandogli di aver avvisato il vescovo quando arrivò a Serra d’Aiello scatenando il putiferio.

Il destino del Monaco è segnato. E si compie quando Nunnari incontra il Provinciale dei Cappuccini Rocco Timpano e gli preannuncia qualche mese prima l’arresto di Padre Fedele deciso a tavolino e reso possibile dal complotto tra chiesa, politici, magistratura e forze dell’ordine. Una gran porcata che prima o poi qualcuno pagherà a caro prezzo.

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Re: Assolto il monaco

Messaggio da originalbruzy »

Minkia chi l'hanno fatto
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Re: Assolto il monaco

Messaggio da marcello77 »

Papa Giovanni, dov’è finito il documento della chiesa di Cosenza?

Si è concluso martedì il troncone del processo dedicato agli episodi di riciclaggio e ricettazione che sono stati consumati nella famigerata clinica lager di Serra d’Aiello: il Papa Giovanni XXIII. Don Alfredo Luberto, il sacerdote cosentino principale artefice delle ruberie e del degrado nel quale ha fatto vivere per decenni malati di mente completamente indifesi, è stato condannato a cinque anni per associazione a delinquere, appropriazione indebita e abbandono di incapaci e a un anno e dieci mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta.

No, purtroppo don Luberto non è in galera. Sta scontando la sua pena nell’episcopio di Como, servito e riverito, e con la possibilità (incredibile, ma purtroppo vero) addirittura di celebrare messa.

“… L’istituto, che nel periodo più florido contava mille pazienti, dalla Regione Calabria incassava al giorno 150 euro per ciascuno degli ospiti. Cento milioni di euro in tutto la cifra scomparsa dalle casse del Papa Giovanni. Dodici invece i pazienti spariti insieme alle cartelle cliniche e due i casi di presunti omicidi occultati e dichiarati quali morti naturali.

Una vergogna consumatasi con la “benedizione” dell’arcidiocesi Cosenza – Bisignano che sul caso non volle mai far luce. Nonostante le ripetute sollecitazioni ricevute soprattutto con le denunce di Padre Fedele Bisceglia per le nefandezze quotidianamente perpetrate in quella che doveva essere una perla dell’assistenza psichiatrica e per anziani nel cosentino…”.

(Quicosenza.it)

Abbiamo deciso di lavorare per far emergere tutte le gravissime responsabilità dell’arcidiocesi. Il Papa Giovanni continuerà a gravare sulla coscienza della Curia cosentina e soprattutto degli ultimi tre arcivescovi: Dino Trabalzini, Giuseppe Agostino e il “candido” Salvatore Nunnari. Tutti e tre perfettamente a conoscenza delle vergogne della struttura.

l buon Nunnari, nonostante questo, ha addirittura inteso gratificare quel delinquente di Alfredo Luberto nominandolo coordinatore diocesano per l’economia e l’amministrazione immediatamente dopo aver lasciato il vertice della Fondazione Papa Giovanni e quindi prima che venisse a galla lo scandalo. Evidentemente sperava di poter insabbiare e nascondere tutte le sue gravissime colpe. Ma, per fortuna, è arrivata la magistratura onesta e Luberto è stato smascherato davanti alla sua città e a tutta l’Italia religiosa.

Abbiamo saputo, proprio qualche giorno fa, che esiste anche un documento in cui il clero cosentino chiedeva al vescovo Agostino del cattivo andamento del Papa Giovanni. Eppure, colui che era stato il promotore del documento non è andato fino in fondo come le esigenze di giustizia e di verità avrebbero richiesto. Si tratta di Salvatore Bartucci, che oggi è vicario generale della diocesi. Voi immaginate perché?

Nei prossimi giorni documenteremo e circostanzieremo queste gravissime vicende che hanno svelato il vero volto della chiesa cosentina.

La speranza è che il nuovo vescovo, monsignor Nolè, riesca a capire che c’è ancora da fare parecchia pulizia.

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Re: Assolto il monaco

Messaggio da marcello77 »

Il mistero dei 18 bambini rom “venduti” dalla chiesa e dalla procura.

Ci sono tante ragioni che hanno scatenato il complotto dei poteri forti della città contro Padre Fedele Bisceglia.

La sua Oasi Francescana, per esempio, “bocconcino” troppo ghiotto per le lobby di potere vicine alla diocesi. Ma anche le sue denunce sull’Istituto Papa Giovanni, trasformato in lager da don Alfredo Luberto, un sacerdote a dir poco irresponsabile. E non solo.

Padre Fedele era sceso in campo con decisione all’indomani della cosiddetta operazione “Spezzacatene”, che aveva mandato in carcere tanti genitori di bambini rom, che si sono trovati improvvisamente in mezzo alla strada e senza nessuna prospettiva.

Le autorità, dopo l’operazione, hanno inserito in alcuni istituti di suore a Cosenza 18 di questi bambini. Le suore avevano l’obbligo di non farli allontanare dagli istituti, eccetto per l’obbligo scolastico. In un secondo momento, le mamme dei piccoli sono state mandate agli arresti domiciliari presso l’Oasi Francescana. Padre Fedele, sensibile alle esigenze delle famiglie, decide di aprire una casa famiglia nel comune di Malito, utilizzando uno stabile di proprietà della parrocchia, arredato con nuovi letti e arredi donati generosamente dal comune di Castrolibero.

Nella casa famiglia, il personale è numeroso e qualificato: c’è l’insegnante di lettere, la sociologa, la psicologa, i guardiani, gli autisti. E naturalmente la massima assistenza: viveri, vestiario, medicinali. Come logica conseguenza del suo impegno, Padre Fedele cerca di ricongiungere i figli alle mamme e così decide di scrivere al magistrato Claudio Curreli, che ha guidato le indagini dell’operazione “Spezzacatene”. Ma non riceve mai risposta.

Il passo successivo è quello di rivolgersi al Tribunale dei Minori di Catanzaro, dove inizia una proficua collaborazione con il giudice Carlo Caruso. E’ proprio lui infatti a creare i presupposti affinchè madri e figli possano vivere insieme nella casa famiglia di Malito.

Tutto era ormai pronto per il trasferimento delle donne a Malito quando, il 23 gennaio 2006, Padre Fedele viene arrestato.

Da quel momento in poi, succede di tutto.

Il Padre Provinciale dei Francescani Rocco Timpano, novello arrembante Attila, decide che è arrivato il momento di chiudere la casa famiglia di Malito e lo fa con il pretesto di dover eseguire una serie di lavori. Il 6 febbraio 2006, a neanche due settimane dall’arresto di Padre Fedele, i bambini saranno mandati via. I lavori invece non inizieranno mai. Era solo un’altra squallida strategia mirata a obiettivi inconfessabili e striscianti.

E i bambini? La loro naturale destinazione poteva e doveva essere l’Oasi Francescana, dove avrebbero trovato le mamme e strutture all’avanguardia ma qualcuno aveva deciso diversamente.

La Cronos di Vibo Valentia, visitando la struttura, dice e afferma che non è idonea ad accogliere bambini, perché all’Oasi alloggiano anche adulti nei piani inferiori.

Di conseguenza, vengono nuovamente separati dalle madri nonostante il giudice Caruso avesse già dato il via libera al ricongiungimento della famiglie a Malito.

Non solo: il 28 febbraio il Tribunale dei Minori di Catanzaro, avendo appreso del distacco tra mamme e bambini, scrive che il provvedimento esecutivo con il quale si ordinava di ricongiungerli, addirittura nove mesi prima, non è stato mai rispettato.

Perché Rocco Timpano ha allontanato le mamme dei piccoli rom con la scusa di eseguire dei lavori, poi mai realizzati, a Malito?

Siamo all’abuso di potere, nella migliore delle ipotesi. Perché la terribile verità è che quei bambini possono essere stati rapiti, “venduti” per le adozioni o addirittura usati per la vendita degli organi. Sì, perché le madri, per paura di essere rimpatriate, hanno lasciato l’Oasi Francescana e si sono dirette verso la Campania e il Lazio.

Dove sono adesso quei bambini? Chi li ha adottati? Quanto hanno pagato e a chi? E chi ha seguito le pratiche di adozione? E le suore che hanno permesso tutto ciò? Chi sono i magistrati che hanno concesso l’adozione, ben sapendo che le mamme esistono e che sono fuggite per paura?

Insomma, che fine hanno fatto questi 18 bambini innocenti?

Ci dev’essere certamente qualcuno che ha diabolicamente contribuito ad allontanarli dalle mamme. E non è neanche troppo difficile capire chi è.

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Re: Assolto il monaco

Messaggio da marcello77 »

Utilizzo volutamente questo topic per evidenziare il fatto che con il Monaco e l'Oasi, questi episodi a Cosenza non esistevano.
Ovviamente la stampa di regime e servile, non sprecherà una sola parola per la signora e per la vergognosa ed ignobile vicenda dell'Oasi.

Povertà a Cosenza: gli invisibili, storia di Marcella.

Uno dei parchi storici di Cosenza centro, un tempo assiduamente frequentato da famiglie e residenti che volevano trascorrere giornate all’aria aperta nel verde cittadino: si tratta del parco Emilio Morrone (villetta di via Roma), oggi invece dimenticato e abbandonato.

Segno evidente della sua incuria è uno dei due vecchi ponticelli distrutti, presenti all’interno del parco che è diventato, da qualche giorno a questa parte, residenza di una signora “senza tetto”.

L’amministrazione comunale, come è ormai noto, può spendere milioni di euro per delle luminarie, ma non si preoccupa minimamente, non solo della cura degli spazi verdi cittadini, ma soprattutto dei suoi stessi abitanti.

La segnalazione, giunta dal cittadino Michele Arnoni, da sempre attivo sulle problematiche sociali del nostro territorio, denota la sua (e quella di molti altri) preoccupazione per la salute dell’anziana signora.

Si chiama Marcella l’affabile signora che ormai da 5 giorni vive sotto il ponticello. Sta lì, non dà fastidio a nessuno, sorride ai passanti che la guardano incuriositi. Non ha altra soluzione, non sa dove andare e si rifugia lì sotto. Ma con l’approssimarsi del gelo, previsto nei prossimi giorni, è inaccettabile che Marcella trascorra la notte sotto un ponte.

“Faccio appello – ha dichiarato Arnoni – affinché si possa trovare una diversa dignitosa sistemazione per questa gentile signora. L’attuale sistemazione credo non sia dignitosa principalmente per la signora e secondariamente per i residenti della zona, per chi usufruisce del parco, per decoro urbano della nostra città. L’appello è rivolto anche a qualche associazione cittadina o provinciale che opera nel sociale”.

Ci accodiamo all’appello, sperando che Marcella trovi al più presto una dimora dove dormire e, se l’amministrazione non interviene a prestarle aiuto, confidiamo nella solidarietà delle tante persone che s’impegnano giornalmente nel settore sociale.

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Re: Assolto il monaco

Messaggio da marcello77 »

La signora Marcella viene accolta nell’ex Oasi Francescana.

La storia della signora Marcella (pubblicata poche ore fa), la donna di origini bulgare che non avendo una dimora si è vista costretta a trascorrere le ultime cinque notti sotto il ponticello della villetta di via Roma, ha toccato le coscienze dei cittadini.

Tantissimi messaggi di solidarietà e sostegno sono arrivati per Marcella e in brevissimo tempo è sopraggiunto l’aiuto concreto.

Grazie a Michele Arnoni, che si è interessato sin dall’inizio del caso, segnalando la triste vicenda e vigilando sullo stato della signora costantemente, pochi minuti fa sono giunti sul posto i vigili urbani, insieme agli incaricati dei servizi sociali ed hanno trasferito la signora Marcella presso l’ex Oasi Francescana.

E’ stata così accolta e sistemata nella struttura di via Montagna dove, finalmente, potrà riposare in un letto per le notti a seguire.

L’incubo per Marcella è finito: pochi minuti fa ha potuto dire addio a quel tetro ponticello che è stato la sua dimora per 5 lunghi giorni.

http://www.iacchite.com - 12/01/2016.
ODIO ETERNO AL CALCIO MODERNO!!!
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