Esempi di neofascismo quotidiano

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Esempi di neofascismo quotidiano

Messaggio da marcello77 »

Riprendo il topic del vecchio forum.

Varese, provocazione dopo la cittadinanza a Mussolini: via intitolata al Duce.

Il cartello è stato affisso domenica in centro città. L'assessore in quota Pdl Clerici, che nel 2011 aveva intitolato un giardino pubblico al filosofo fascista Giovanni Gentile dice: "Ancora oggi godiamo di tutto quello che è successo negli anni '20 e '30".

Non solo Benito Mussolini resta cittadino onorario di Varese, adesso qualcuno ha anche pensato di dedicargli una via. Il cartello dedicato al Duce – ovviamente una provocazione, visto che la toponomastica della città è invariata – è stato affisso domenica in centro città, al palo di via Speri della Chiesa Jemoli e recita testualmente: “Via Benito Mussolini Dux – cittadino di Varese – 1924″. Il riferimento alle polemiche dei giorni scorsi, quando il Pd si è visto respingere una mozione che chiedeva la revoca della cittadinanza onoraria al dittatore fascista (concessa appunto nel 1924), è fin troppo evidente. L’affissione del cartello, dopo la bocciatura della mozione, è uno sberleffo alla Varese democratica, a quella che protesta per il complice silenzio con cui vengono tollerati i raduni neo-neonazisti, che si indigna di fronte all’intitolazione di un giardino a Giovanni Gentile e che non vorrebbe vedersi continuamente accostata al ricordo e alle nostalgie del più doloroso blackout democratico della storia del nostro paese. Se il sindaco Attilio Fontana, commentando la sua scelta di non partecipare al voto sulla mozione presentata dal Pd, aveva detto che “Varese non è orgogliosa di questa cittadinanza”, Stefano Clerici, assessore in quota Pdl (ex An) parla di “un legame storico innegabile e immutabile tra Varese e il fascismo”. Un legame che, a detta sua, è “stato molto positivo, perché ancora oggi godiamo di tutto quello che è successo negli anni ’20 e ’30″. Clerici si riferisce alle caratteristiche architettoniche e a quelle amministrative, che hanno fatto di Varese quello che, secondo lui, è oggi: “Prima del ventennio la città era un insieme di paesotti, con Mussolini è diventata una citta capoluogo di provincia”.

L’assessore Clerici è lo stesso che nel 2011 aveva intitolato un giardino pubblico (di fronte al liceo classico di Varese) al filosofo fascista Gentile: “Oggi – ha detto a seguito dell’”intotolazione” della via al Duce – stiamo tutti parlando del cartello provocatorio e un po’ folcloristico, ma nessuno parla del fatto che nella notte qualcuno ha asportato la targa di Gentile. Purtroppo le strumentalizzazioni – osserva – innescano questi meccanismi, continuare ad aprire capitoli che non sono ancora chiusi perché non abbiamo fatto ancora i conti con il passato non aiuta nessuno”. Insomma, secondo Clerici le simpatie (o le antipatie) fasciste di Varese sono da archiviare come piccolezze goliardiche: “La città è tappezzata di scritte ‘antifa’, ma nessuno ne parla, vengono minimizzate o addirittura giustificate. Eppure il comune di Varese spenderà dei soldi per riposizionare la targa a Gentile, per ripulire i muri dalle scritte. Le provocazioni si fanno da una parte e dall’altra. A me piacerebbe che ci fosse serenità nel giudizio e si riuscisse ad evitare di usare la storia come una clava per guardare finalmente al futuro”.

Affermazione sacrosanta, che stride tuttavia con la volontà di intitolare il giardino di una scuola a un filosofo del ventennio: “Quella di Gentile non è stata una provocazione, noi lo abbiamo fatto con un altro spirito, che esula dal coinvolgimento nel regime – spiega – Comunque non tutto quello che è stato fatto dal fascismo è stato negativo, anzi a mio parere è molto quello che è stato fatto di buono”. Sul cartello per il Duce, l’assessore poi sentenzia: “Nessuno si sarebbe mai sognato di mettere un cartello se il consigliere Luca Conte (Pd), in preda al panico per ritrovare una sua identità politica, non avesse fatto una mozione per revocare la cittadinanza a Mussolini e oggi staremmo parlando di cose più vicine alla realtà”. Insomma, se Varese è fascista, secondo Clerici la è colpa è da cercare negli antifascisti, che chiedono di tagliare i troppi ponti che ancora oggi legano la città al passato, risvegliando così l’orgoglio nero.

di Alessandro Madron - Il Fatto Quotidiano del 10 giugno 2013.


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Re: Esempi di neofascismo quotidiano

Messaggio da marcello77 »

Kyenge, banane contro il ministro alla festa Pd. Lei replica: “Triste sprecare cibo”.

Contestazione razzista nei confronti della titolare del dicastero all'integrazione. I frutti sono stati lanciati da una persona tra il pubblico. Il dibattito è stato sospeso. La sera prima gli attivisti di Forza Nuova avevano fatto un blitz tra gli stand lasciando manichini "insanguinati" per protesta contro lo Ius soli.

Nuova contestazione di stampo xenofobo contro il ministro per l’Integrazione, Cécile Kyenge, ospite della Festa del Pd di Cervia. Dopo i manichini “insanguinati” lasciati tra gli stand la scorsa notte da Forza Nuova, in serata alcune persone hanno lanciato due banane sul palco, interrompendo l’intervento di Kyenge alla manifestazione dei democratici. I frutti non hanno raggiunto il ministro, ricadendo tra la prima e la seconda fila di spettatori.

Il gesto ha spinto però il moderatore, il direttore del Giorno, Giancarlo Mazzuca, a sospendere immediatamente il dibattito: “Cervia non merita gesti stupidi come questo”, ha detto il giornalista. Più ironica invece la reazione della Kyenge: “Con la gente che muore di fame e la crisi sprecare cibo così è triste”, è stata la risposta del ministro.

La giornata non prometteva nulla di buono. Nella notte infatti alcuni esponenti Forza Nuovaavevano steso tra gli stand della festa tre manichini bianchi, con addosso jeans e felpe macchietti di vernice rossa a simulare il sangue. Di fianco un volantino: “No allo ius soli, l’immigrazione uccide”. Il blitz era stato rivendicato poco dopo dagli attivisti del gruppo locale del movimento di estrema destra. “È stata un’azione dimostrativa – ha spiegato Raffaello Mariani, operaio faentino, responsabile di Forza Nuova Romagna – per dire che non siamo d’accordo con lo ius soli, che rappresenta la rovina delle nostre tradizioni, della cultura e della famiglia italiane. Ormai se arriva una barca di donne incinte hanno più diritti di noi, ma l’Italia l’abbiamo fatta noi non dei beduini. Quelli del Pd sono spocchiosi, arroganti, credono che tutta la gente la pensi come loro ma non è così. Noi non siamo razzisti, siamo identitari, i Democratici sono i veri razzisti”.

di Giulia Zaccariello - Il Fatto Quotidiano del 27 luglio 2013.
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Re: Esempi di neofascismo quotidiano

Messaggio da marcello77 »

Girifalco, commemorazione martiri fascisti. Camerata: ‘Priebke? Ha eseguito un ordine’.

In Calabria, a quasi 70 anni dalla caduta del regime, c’è chi osanna e rimpiange ancora il fascismo e Benito Mussolini. È avvenuto a Girifalco, in provincia di Catanzaro, dove la sezione locale della Fiamma Tricolore ha organizzato un incontro a Monte Covello al quale hanno partecipato anche militanti di Avanguardia Nazionale. Un raduno di camice nere con tanto di saluto romano. Era prevista anche una messa davanti alla statua della Madonna di Monte Covello, un luogo sacro, ma poi è stata impedita dal vescovo. “Priebke? Era un militare che ha eseguito un ordine” dicono durante l’incontro.

di Lucio Musolino - http://tv.ilfattoquotidiano.it.

[youtube]WTnQIxmDDfA[/youtube]
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Re: Esempi di neofascismo quotidiano

Messaggio da marcello77 »

Quando il tifo diventa aberrante. Insultato il dramma di Anna Frank.

Negli ultimi giorni per le strade della Capitale sono comparsi alcuni adesivi che ritraggono la ragazzina ebrea, morta in un campo di concentramento nazista, con la maglia della Roma. E' l'ennesimo indegno episodio di antisemitismo che ormai da anni contraddistingue il tifo romano.

Ennesimo episodio antisemita nel cuore della capitale. Non stupisce che, ancora una volta, il pretesto sia quello calcistico. Negli ultimi giorni, affissi su molti semafori e muri di Roma, sono comparsi alcuni adesivi che ritraggono Anna Frank con la maglia della Roma. L’ulteriore conferma di come i confini tra sport e razzismo si siano fatti sempre più labili, e pericolosi.

Sui muri, sui semafori e sulla segnaletica stradale di molte zone della capitale, alcuni adesivi che ritraggono la ragazzina ebrea, che morì in un campo di sterminio nazista, con la maglietta della Roma. La zona maggiormente colpita è quella di Rione Monti, una delle più centrali della capitale, dove gli adesivi campeggiano tutt’oggi, fortunatamente in numero più esiguo rispetto a quello riscontrabile ad inizio settimana. Lo sdegno si è poi trasformato nella pronta rimozione degli stessi: “Non riusciamo a capire il perché di questo tipo di azioni – hanno dichiarato alcuni commercianti di via Leonina-. Il rione viene riempito quasi quotidianamente di scritte e adesivi, ma mai si era arrivato a tanto. Passanti e turisti restavano impietriti davanti i segnali stradali: le persone sono rimaste impressionate da quel tipo di immagine”. Pronta anche la reazione da parte della Comunità ebraica.

UN PASSATO FATTO DI “STELLE” E DI INSULTI
- Era lo scorso 26 maggio, data della finale di Coppa Italia vinta dalla Lazio sui giallorossi grazie alla rete di Lulic. Quelli che credevano potesse essere l’occasione affinché lo sfottò si limitasse alla supremazia di campo, hanno dovuto fare i conti con messaggi ad alto contenuto offensivo e razzista. Striscioni in curva (“La storia è sempre quella, sul petto vuoi la stella”), accompagnati da scritte sui muri dei quartieri popolari della città: “Romanista ebreo”, “Ecco la tua stella”. La reazione era avvenuta ad un mese di distanza, in occasione della ricorrenza dell’86esimo compleanno della società giallorossa quando alcuni tifosi della Roma avevano lasciato sui muri di Testaccio scritte come “Anna Frank tifa Lazio” e “Laziale sionista”. Molti, purtroppo, i precedenti: 29 aprile 2001, durante il derby Roma-Lazio venne esposto uno striscione indirizzato ai tifosi giallorossi con su scritto “Squadra di negri, curva di ebrei”. Il 29 gennaio 2006, in occasione della gara tra Roma e Livorno, nella settimana di commemorazione della tragedia della Shoah, dalla Curva Sud venne issato uno striscione che provocò le reazioni dell’allora presidente Franco Sensi e delle istituzioni tutte: “Lazio-Livorno: stessa iniziale, stesso forno”. Poi i cori del derby del 16 ottobre 2011, anniversario della deportazione di oltre mille ebrei romani, quando, dalla Curva biancoceleste, si udì inveire contro gli avversari romanisti gli slogan “Giallorosso ebreo” e “As Roma Juden Club”. Ancora. Derby del 29 Novembre 1998, dalla Curva nord, un altro striscione: “Auschwitz la vostra patria, i forni le vostre case”. Una lista infinita di offese ad un passato su cui dovrebbe vigere l’imperativo del rispetto e del continuo ricordo, a cui si va ad aggiungere il nuovo episodio a cui hanno assistito sgomenti i cittadini romani.

Matteo Monti - La Rebubblica del 05/12/2013.

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Re: Esempi di neofascismo quotidiano

Messaggio da abba »

vomitevoli al quadrato
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Re: Esempi di neofascismo quotidiano

Messaggio da marcello77 »

Insegnante di musica assegna Giovinezza e Faccetta Nera, la protesta di una madre.

"È lecito insegnare queste canzoni e perché devono essere imparate a memoria. Quale spirito critico si può avere a 13 anni?" si chiede una donna La scuola risponde che l'insegnamento è stato votato dal consiglio di classe su programma ministeriale. Il ministero, interpellato, fa sapere che "esiste l'autonomia scolastica".

“Faccetta nera, bell’abissina, aspetta e spera che già l’ora si avvicina!…”. È alle adunate di nostalgici e ammiratori di Benito Mussolini nonché di neofascisti che si sente cantare questo inno del Ventennio. E così quando una madre milanese di una ragazzina di 13 anni ha visto che tra gli spartiti di musica assegnati alla figlia c’era questa canzone si è sentita ribollire.

Prima ha chiesto spiegazioni alla docente e poi ha chiamato il fattoquotidiano.it temendo che potesse anche essere reato. “Non è perché mio nonno è morto da partigiano, ma semplicemente perché non voglio che mia figlia impari a memoria canzoni fasciste”. E Faccetta nera è anche razzista. Fu citando questo inno che il leghista Mario Borghezio chiese polemicamente al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di collocare il ritratto di “‘Faccetta Nera’ Kyenge nello spazio bianco della bandiera tricolore” nell’agosto scorso.

L’insegnamento di alcuni canzoni come questa o Giovinezza agli studenti di terza media (la foto è generica e ritrae ragazzi maggiorenni, ndr) in realtà è una prassi o quasi perché tratta di un programma multidisciplinare – storia geografia letteratura e musica – che già nel 2011 aveva suscitato polemiche in Veneto e in Puglia. A Lecco era anche esplosa la polemica perché in un istituto religioso veniva insegnata ai bambini piccoli.

La madre della studentessa, che si definisce molto amareggiata, teme inoltre che cantare e suonare quelli che erano due inni del fascismo oltre a essere inopportuno in una classe con almeno uno studente di colare, possa essere anche un illecito penale. In verità non esiste giurisprudenza definitiva in merito e se questo possa costituire apologia del fascismo punita dal 1952 con la cosiddetta legge Scelba. Nel 2010 uno studente di 16 anni, secondo alcune cronache, per esempio era stato primo condannato a 3 anni e successivamente stato assolto. Alcuni siti di nostalgici però consigliano di non cantare le canzoncine razziste e fasciste perché si rischia una incriminazione. Il 28 gennaio scorso un giudice bolzanino, come chiesto dal pm, ha assolto due cinquantenni veneti, tra cui Piero Puschiavo, esponente della Fiamma Tricolore, dall’accusa appunto di apologia del fascismo: i due che avevano preso parte all’adunata degli alpini nel 2012 a Bolzano, erano stati segnalati dalle forze dell’ordine per avere diffuso con un megafono proprio “Faccetta Nera”. A testimonianza che qualche dubbio sulla questione c’è.

Il programma proposto dall’insegnante di musica – per tutela della privacy della ragazzina non scriviamo di quale scuola si tratta – contiene oltre le due canzoni mussoliniane “Ti saluto vado in Abissinia” anche questa tra gli inni del Ventennio, “Ta pum” (una canzone del periodo della I Guerra mondiale) - proposta per esempio da Umberto Bossi nel 2008 come inno di Italia - “La Tradotta”, un canto degli Alpini) e “La leggenda del Piave”, inno nazionale italiano dal 1943 al 1946. C’è una canzone del 1941 “Giarabub” e anche due inni partigiani come “Bella Ciao” e “Fischia il vento”. A completare un quadro di musiche e testi delle due guerre.

“Il discorso da fare è chiedersi se è lecito insegnare queste canzoni e perché devono essere imparate a memoria. Quale spirito critico si può avere a 13 anni? A volte anche gli adulti hanno difficoltà a capire – dice al fattoquotidiano.it la donna – . Quella canzone parla di invadere un paese, senza contare la possibilità di offendere le persone di colore. Una cosa è dire che sono esistite queste canzoni una cosa è farle imparare”. Interpellata la preside della scuola fa sapere che si tratta di un programma in cui viene affrontato il periodo storico che va dalle guerre di indipendenza alla II guerra mondiale che è stato “votato dal consiglio di classe” su programma ministeriale.

Il ministero dell’Istruzione, interpellato, non rilascia alcuna dichiarazione perché si tratta di una “questione interna alla scuola”, “esiste l’autonomia della scuola ed è il dirigente scolastico che deve rispondere”, i poteri di intervento esistono “solo in caso di violazioni”. Le preoccupazioni, le domande e i dubbi di un cittadino e di genitore possono evidentemente rimanere tali.

di Giovanna Trinchella - Il Fatto Quotidiano del 9 febbraio 2014.
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Re: Esempi di neofascismo quotidiano

Messaggio da Opus »

UN SITO DELLA REGIONE LOMBARDIA
Cfp, nel facsimile Mario Rossi è Mussolini
Il nome del Duce e della sorella «Benita» sul modello per l’iscrizione al prossimo anno scolastico

Benito Mussolini è nato il primo gennaio del 1990 e quest’anno sosterrà l’esame della terza media. Ha una sorella gemella, Benita (che fantasia i genitori...), nata ovviamente lo stesso giorno, e sia per lei, sia per il fratello, è arrivato il fatidico momento di decidere dove continuare gli studi. I due hanno scelto di iscriversi a un centro di formazione professionale della Regione Lombardia, esattamente quello gestito dall’ente «Sacra famiglia» di Seriate. Non stiamo parlando di un romanzo inedito di Philip Kindred Dick - uno dei grandi maestri dell’ucronia e più in generale della fantascienza -, ma delle «istruzioni» ad uso e consumo dei cfp regionali per compilare online le iscrizioni al prossimo anno, il cui termine è fissato per il 28 febbraio prossimo. Il manuale è in formato pdf e consultabile in internet da tutti i professori, impiegati e dirigenti dei centri di formazione accreditati dal Pirellone che sono 859 (numero aggiornato al dicembre 2013). In provincia di Bergamo sono 79, di cui 36 solo nel capoluogo.
Ogni scuola accede al portale anagrafestudenti.servizirl.it dove nella parte superiore campeggia in bella evidenza la rosa camuna su sfondo verde e un banner con sei ragazzi con lo zaino in spalla. La schermata «facsimile» fornita dal sito della Regione riporta una scheda d’iscrizione nella quale appaiono - a mo’ di esempio - i nomi degli «alunni» Benito e Benita Mussolini che chiedono l’iscrizione ai corsi organizzati dalla «Sacra Famiglia» di Seriate. È bene sapere che le famiglie possono optare su tre modalità per poter iscrivere i propri figli ai centri di formazione professionale della Regione. Continuiamo con l’esempio fornito dal sito della Regione. La prima opzione è quella on line. Ma i «signori Mussolini» potrebbero non avere un pc o una connessione internet disponibile. Oppure essere allergici alle nuove tecnologie o, ancora, non aver semplicemente voglia di mettersi davanti al monitor. A questo punto si aprono altre due strade: andare nella scuola media frequentata attualmente dai figli e chiedere in segreteria di completare l’iscrizione oppure recarsi di persona nel centro di formazione professionale scelto per proseguire gli studi. In ogni caso l’ente scolastico che provvede alle iscrizioni ha necessità di capire il funzionamento della procedura online. Per questo è stato creato il modello facsimile. Ed è naturalmente buona norma che le scuole sfoglino il manuale pdf che guida in modo minuzioso l’operatore nel processo burocratico delle nuove iscrizioni.

Scorrendo le pagine si arriva all’inserimento dei dati dello studente: nome e cognome, codice fiscale, classe e sezione, luogo di nascita, numero di telefono ed emali per contattare la famiglia e la tipologia di percorso formativo. Gli addetti delle segreterie delle scuole medie e dei centri di formazione professionale leggendo questa sezione (nel caso non siano nostalgici del Ventennio), avranno fatto un balzo sulla sedia: negli esempi riportati compaiono appunto i nomi di Benito (codice fiscale: MSSBNT90A01L400B) e Benita Mussolini (codice fiscale: MSSBNT90A01L400F), nati in Italia il primo gennaio 1990, numero di telefono 02334455. La scuola? Quella contrassegnata dal codice BG1M015004, la «Sacra Famiglia» di via Corti a Comonte di Seriate che dal 2010 nell’offerta formativa ha un corso professionale di «addetto alle vendite» della durata di tre anni. Nessun Mario Rossi (forse troppo banale), ma il nome del duce. Uno scelta di cattivo gusto anche in considerazione del fatto che l’apertura delle iscrizioni per le famiglie era il 27 gennaio. Il Giorno della Memoria. Memoria che qualcuno in Regione deve aver perso nell’ideare il «facsimile».


http://bergamo.corriere.it/bergamo/noti ... 2aea.shtml
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Re: Esempi di neofascismo quotidiano

Messaggio da marcello77 »

Se questo non è fascismo.
E questi sarebbero quelli che non effettuano ingerenze nella normale vita sociale di uno stato laico???
Chi vuliti fa na botta, ohi luardi!!! =@ =@ =@

‘Distruggono la famiglia’. Bagnasco contro l’educazione alla diversità nelle scuole.

Il presidente dei vescovi italiani chiede al governo Renzi di mettere al bando i nuovi libri di testo per le elementari e le medie voluti dai governi Monti e Letta per combattere l’omofobia. Secondo l'arcivescovo di Genova che ignora la laicità dello Stato, così si trasformano le aule in "campi di rieducazione e indottrinamento".

Allarme, la scuola italiana apre alla “dittatura di genere”. In altri termini alla normalizzazione dell’omosessualità. La “colpa” è di tre volumetti dal titolo ‘Educare alla diversità a scuola‘ destinati alle primarie e secondarie di secondo grado. Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, durante la prolusione di apertura del Consiglio permanente dei vescovi, poi ripresa da Avvenire, non usa mezzi termini: la scuola pubblica sta diventando un immenso campo di rieducazione perché quei libretti “instillano preconcetti contro la famiglia e la fede religiosa”. Un monito indirizzato forte e chiaro al governo Renzi e al ministro competente.
Di cosa si tratta? I volumi sono stati autorizzati dalla presidenza del Consiglio dei ministri (Dipartimento per le Pari opportunità) all’epoca del governo Monti e dall’allora ministro del Lavoro con delega alle Pari opportunità, Elsa Fornero. Il governo di Enrico Letta ha dato seguito nell’ambito delle nuove strategie nazionali anti omofobia. A curare le pubblicazioni l’Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. La realizzazione è dell’istituto Beck.

Le tematiche si sviluppano in cinque schede che trattano le “linee-guida per un insegnamento più accogliente e rispettoso delle differenze” attraverso altrettanti capitoli: le componenti dell’identità sessuale; omofobia: definizione, origini e mantenimento; omofobia interiorizzata: definizione e conseguenze fisiche e psicologiche; bullismo omofobico: come riconoscerlo e intervenire; adolescenza e omosessualità. Si legge che non basta più “essere gay friendly (amichevoli nei confronti di gay e lesbiche), ma è necessario essere gay informed (informati sulle tematiche gay e lesbiche).

Lo scopo è avere un manuale contro il bullismo che si accanisce contro i “diversi” tanto che a pagina 18  c’è un vero e proprio manifesto scolastico contro il bullismo. “Bisogna che l’insegnante riveda la scheda sul bullismo. È importante, inoltre, che l’insegnante sia molto chiaro e deciso nello spiegare ai suoi studenti i seguenti punti: la scuola non tollera questo tipo di comportamenti. Il bullismo è sbagliato. Prendere in giro, minacciare, picchiare qualcuno, farlo sentire escluso, perché è grasso, perché è un “secchione”, perché è diverso da noi, perché pensiamo che sia omosessuale, è sbagliato. Ognuno ha diritto di essere com’è, ognuno ha qualcosa da insegnarci. Quanto più qualcuno è diverso da noi, tanto più ha da insegnarci. Essere bulli non è “figo”, è stupido”.

C’è poi uno spazio con le domande frequenti (faq) dove si risponde in modo schematico ai quesiti sulla sessualità. “I rapporti sessuali omosessuali sono naturali? Sì. Il sesso tra le persone dello stesso sesso è presente in tutta la storia dell’umanità, sin dall’antica Grecia. Inoltre, molti eterosessuali possono avere sporadiche fantasie omosessuali, così come molti omosessuali possono avere sporadiche fantasie eterosessuali. Un pregiudizio diffuso nei paesi di natura fortemente religiosa è che il sesso vada fatto solo per avere bambini. Di conseguenza tutte le altre forme di sesso, non finalizzate alla procreazione, sono da ritenersi sbagliate. Un altro pregiudizio è che con l’omosessualità si estinguerebbe la società. In realtà, come afferma l’Organizzazione mondiale della sanità, la sessualità è un’espressione fondamentale dell’essere umano. L’unica cosa che conta è il rispetto reciproco dei partner.

Potremmo quindi ribaltare la domanda chiedendoci: “I rapporti sessuali eterosessuali sono naturali?”. Qui si arriva al terreno di scontro con la Cei, perché sono questi e altri passaggi che hanno fatto fare un salto sulla sedia al cardinale Bagnasco ; ad esempio quelli che riguardano la televisione e i media “che discriminano le famiglie omosessuali”, invitando i docenti a chiedere agli alunni come mai “in Italia non ritraggono diverse strutture familiari”. Passaggio “delicato”, il tentativo di far immaginare “sentimenti ed emozioni che possono provare persone gay o lesbiche”; e la masturbazione fra ragazzi è presentata “come un gioco”. Bagnasco ha sparato a zero: “Strategia persecutoria contro la famiglia”. Ancora: “Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei ‘campi di rieducazione’, di indottrinamento. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati?”. E conclude: “I genitori non si facciano intimidire…non c’è autorità che tenga”.

di Valerio Cattano - Il Fatto Quotidiano del 26 marzo 2014.
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Re: Esempi di neofascismo quotidiano

Messaggio da marcello77 »

Immigrati, Forza Nuova: “Schedare gli albergatori che ospitano gli stranieri”.

Il movimento di estrema destra se la prende con le strutture che hanno deciso di aprire le proprie stanze agli immigrati e che riceveranno in cambio 30 euro per ciascun posto letto offerto. E per questo propongono di stilare una black list: "In questo momento dobbiamo difendere la popolazione italiana".

“Rendere pubblici i nomi degli hotel che ospitano gli immigrati”. È solo l’ultima provocazione contro gli stranieri da parte di Forza Nuova, il partito politico di estrema destra fondato da Roberto Fiore. Diverse sezioni del gruppo politico in varie parti d’Italia (tra queste Bologna, Brescia, Vicenza) hanno infatti emesso un identico comunicato dove si cavalca lo spauracchio del forestiero che porta malattie: “In seguito alle decisioni, scellerate, egoistiche ed autoreferenziali di albergatori e prefettura, la salute e la sicurezza della popolazione saranno messe a repentaglio – si legge nel documento di Forza Nuova – si diffondono ormai a macchia d’olio i casi di scabbia, malaria e candida tra le fila degli immigrati, mentre è proprio di questi giorni la notizia che vede l’Italia in cima ai paesi obbiettivo di attacchi terroristici”.

A un anno esatto dalla strage di Lampedusa nella quale persero la vita oltre 300 persone che cercavano fortuna in Europa, l’obiettivo degli strali forzanovisti è la politica di accoglienza a favore proprio di quegli uomini e di quelle donne che sbarcano disperati sulle coste italiane. “A fronte di queste scelte, gli albergatori di tutta la Regione – si legge nel comunicato – riceveranno 30 euro per ogni immigrato ospitato, fondi versati dai contribuenti; per un numero modesto di 30 immigrati ospitati, gli hotel riceveranno 27 mila euro mensili (esentasse)”.
È a questo punto che Forza Nuova lancia l’idea delle sue black list: “Forza Nuova si ritiene oggi più che mai in dovere di difendere la popolazione italiana; oggi come non mai non possiamo che denunciare il vero e proprio ‘business dell’accoglienza’. Renderemo pubblici, in queste ore e nero su bianco, i nomi e i cognomi dei direttori degli hotel che metteranno a repentaglio la sicurezza della nostra gente. Fermare l’immigrazione e battersi per un rimpatrio totale di tutti gli immigrati sul territorio non è più un diritto, ma un dovere”.

La polemica sulle migliaia di migranti, spesso in attesa di asilo o di proseguire per altre nazioni europee, ospitati negli alberghi italiani è un cavallo di battaglia soprattutto di Lega nord e Forza nuova che da oltre un anno, periodicamente, protestano contro lo Stato che , dicono loro, lascerebbe senza casa gli italiani e metterebbe in hotel di lusso gli stranieri. Sono molti in realtà gli albergatori che un po’ per spirito umanitario, un po’ per avere un po’ di lavoro in più, aderiscono alla proposta fatta dalle diverse prefetture in ogni angolo del Paese. Nessun hotel peraltro è obbligato a dare ospitalità: chi accetta deve mettere in piedi una serie di strutture e di figure (mediatori e psicologi in primo luogo) per poter ospitare dignitosamente i migranti.

di David Marceddu - Il Fatto Quotidiano del 2 ottobre 2014.
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Re: Esempi di neofascismo quotidiano

Messaggio da marcello77 »

Ardita, 9 neofascisti fermati per l’agguato alla partita. “Attacco a sport dal basso”.

L'aggressione a Magliano Romano all'inizio di una partita di terza categoria. Feriti a colpi di mazze e bastoni sei tifosi della squadra nata dall'azionariato popolare.

Un attacco neofascista, e un assalto a tutto il calcio e allo sport popolare che nasce dal basso, slegato da interessi economici. Questi sono i contorni che si delineano intorno alla violenta aggressione subita domenica mattina dalla squadra dell’Ardita, in trasferta a Magliano Romano per una partita del campionato di calcio di Terza Categoria. I carabinieri di Viterbo hanno per ora confermato il fermo di nove degli aggressori, intercettati subito dopo il pestaggio dei tifosi dell’Ardita al casello di Civita Castellana, per cui sono scattati gli arresti domiciliari: sei sono della zona del viterbese, tre di area romana. Tutti gravitano negli ambienti dell’estrema destra laziale.

Domenica mattina, poco dopo le undici, con la partita tra Magliano Romano e Ardita cominciata da nemmeno un quarto d’ora, in una via adiacente al campo si fermano una decina di macchine, le targhe camuffate. Escono una quarantina di individui a volto coperto, armati di caschi, mazze, bastoni e manici di piccone e assaltano i tifosi dell’Ardita. Un’aggressione squadrista in piena regola, perfettamente organizzata, della durata di tre-quattro minuti al massimo. I picchiatori si dileguano in fretta sulle loro auto, mentre a terra rimangono una ventina di ragazzi e ragazze: sei di loro sono trasferiti all’ospedale di Monterotondo con ferite, anche al volto, e fratture varie. Cinque sono rilasciati lunedì mattina, il sesto è invece trasferito al Policlinico di Roma dove è sottoposto un intervento chirurgico per una frattura scomposta a un braccio.
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“Mai, in quattro anni di vita, avevamo subito un’aggressione del genere – spiegano a ilfattoquotidiano.it i ragazzi dell’Ardita -. Al di là della chiara matrice politica, evidente fin dal modus operandi dell’aggressione, questo è un chiaro attacco alla crescita del modello di calcio e di sport popolare, inteso come alternativa valida ad altri modelli a fini di lucro e che nel Lazio detengono il monopolio degli impianti sportivi. E’ evidente la volontà di voler associare il calcio popolare alla violenza per ghettizzarlo, per allontanare la gente e fermare la sua crescita sul territorio. E’ un’aggressione organizzata per ribadire il predominio, la forza e l’intoccabilità un modello di sport dilettantistico basato sul controllo del territorio come bacino di voti politici”.

Un approfondito lavoro patrocinato da Libera di don Ciotti, ha infatti evidenziato come lo sport dilettantistico e amatoriale funga da controllo mafioso sulla società civile: da una parte la società servono da lavanderie per il riciclaggio, dall’altra permettono di accedere ai vari fondi comunali, provinciali e regionali e in cambio si portano voti. A Roma e nel Lazio è prassi comune che vi sia un legame diretto tra dirigenze dei gruppi sportivi e amministrazione politica. Anche per contrastare questo modello, nell’estate del 2011 è nata nel quartiere di Ostiense San Paolo a Roma la squadra dell’Ardita, interamente finanziata dal basso, grazie all’azionariato popolare, e presente sul territorio attraverso iniziative politiche concrete slegate dall’interesse e dalla connivenza tra sport, politica istituzionale e affari. Come l’Ardita negli ultimi anni sono nate diverse realtà: dall’Atletico San Lorenzo a Roma alla Lokomotiv Flegrei e all’Afro Napoli in Campania, fino alle polisportive Assata Shakur di Ancona e Sport Alla Rovescia di Padova. A Magliano le organizzazioni neofasciste sono molto presenti sul territorio: Casa Pound ha infiltrato da tempo la battaglia contro la discarica, e nel viterbese è stata responsabile di diverse aggressioni violente, tra cui quella nei confronti dell’ex direttore del Futurista Filippo Rossi. Così concludono i ragazzi e le ragazze dell’Ardita: “la finalità dell’attacco è di proteggere il modello corrotto di business e di controllo del territorio delle società sportive laziali, contro l’avanzata dell’altro calcio possibile, quello dal basso”.

Luca Pisapia - Il Fatto Quotidiano del 17 novembre 2014.
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Re: Esempi di neofascismo quotidiano

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Re: Esempi di neofascismo quotidiano

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Omofobia Parma, ragazze si abbracciano in Chiesa. E il prete chiama i carabinieri.

È successo domenica 8 febbraio nella chiesa di Santo Stefano nel comune parmense di Sala Baganza dove due ragazze sarebbero state cacciate per essersi lasciate andare al gesto di affetto.

Cacciate dal parroco perché si abbracciavano durante uno spettacolo in parrocchia. È successo domenica 8 febbraio nella chiesa di Santo Stefano nel comune parmense di Sala Baganza (Parma), dove due ragazze sarebbero state cacciate per essersi lasciate andare al gesto di affetto. Le giovani però non hanno accettato l’imposizione e dall’episodio è scaturito un aspro diverbio che ha richiesto perfino l’intervento di una pattuglia dei carabinieri.

Quanto accaduto è stato denunciato dalle associazioni Ottavo Colore, Agedo (associazione Genitori di figli omosessuali) e Certi Diritti, che hanno riportato il racconto della coppia: “Denunciamo ancora una volta il modo violento e discriminatorio in cui viene attaccato il diritto fondamentale di vivere liberamente il proprio orientamento sessuale, vogliamo qui ricordare che la Corte costituzionale ha chiarito oltre tre anni fa che gay e lesbiche ‘hanno il diritto fondamentale di vivere liberamente la loro condizione di coppia’, quindi anche di baciarsi e tenersi per mano per strada, se lo desiderano”.

Il gesto contestato in questo caso sarebbe un semplice abbraccio. Secondo le ricostruzioni dei carabinieri e dei testimoni, le ragazze stavano assistendo al saggio di canto insieme al pubblico, invitate dalla cugina di una delle due, che si esibiva nella parrocchia. Vista la troppa affluenza delle persone in sala, alcune erano dovute rimanere fuori appoggiate al muro del corridoio e così anche le giovani. Nel corso dello spettacolo, durante una canzone romantica, le due si sarebbero lasciate andare ad un abbraccio, come tante altre coppie presenti. Subito dopo però sarebbero state allontanate dal parroco, che si sarebbe rivolto a loro con queste parole: “O vi staccate immediatamente o dovete andarvene, ci sono anche dei bambini qui”. Il sacerdote pensava forse di chiudere la situazione con quell’appunto e una semplice sgridata, come è abituato a fare in altri frangenti con i suoi parrocchiani. Ma le due ragazze si sono ribellate a quella che per loro era una discriminazione nei loro confronti, e così hanno chiesto spiegazioni: “E se fossimo lesbiche cosa fa, ci caccia?”. La situazione in poco tempo è degenerata: il sacerdote ha portato le ragazze nel cortile per chiarire le cose lontano dallo spettacolo in corso, ma la discussione è sfociata in una lite e a quel punto l’uomo ha deciso di rivolgersi ai carabinieri. Quando la pattuglia è arrivata, le giovani si erano già allontanate dalla parrocchia e la situazione era ritornata alla normalità. Le ragazze hanno raccontato quanto accaduto ai militari, ma al momento nessuno ha sporto denuncia sull’episodio, mentre la parrocchia di Sala Baganza ha scelto di non commentare.

“Questi gesti non saranno più ignorati. Dietro ogni persona discriminata, ci saranno la famiglia, gli amici e sempre più cittadini pronti a reagire, a denunciare, a lottare – hanno dichiarato le associazioni – Scagliarsi apertamente contro queste ragazze non esprime in realtà alcun valore morale o etico, ma al contrario solo disprezzo e disgusto per una popolazione che reclama libertà, dignità e protezione dalla violenza. Ancor peggio se questo atteggiamento è assunto da un prete che dovrebbe per la sua missione includere le persone, non perseguitarle e rendersi conto che dietro alle parole ci solo vite di persone, ci sono famiglie che vanno rispettate i cui figli e figlie non sono bersagli da colpire”.

Silvia Bia - Il Fatto Quotidiano del 10 febbraio 2015.
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Re: Esempi di neofascismo quotidiano

Messaggio da marcello77 »

Facebook, offese su pagina sindacato di polizia contro un detenuto suicida.

Commenti violenti sono comparsi sul profilo di Alsippe, un sindacato della penitenziaria. Il ministro della Giustizia Orlando incontra il capo del Dap per valutare i provvedimenti da adottare. Il senatore Pd Marcucci presenta un'interrogazione.

“Un rumeno in meno”, “consiglio di mettere a disposizione più corde e sapone”. Sono due dei commenti comparsi sulla pagina Facebook del sindacato della Polizia penitenziaria Alsippe dove – come ha scritto Repubblica.it – era stato postato l’articolo sul suicidio di Ioan Gabriel Barbuta, detenuto romeno condannato all’ergastolo nel 2013, e che nei giorni scorsi si è tolto la vita nel carcere milanese. Commenti a seguito dei quali il ministro della giustizia Andrea Orlando ha fissato un incontro per domani con Santi Consolo, capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, per avere elementi sull’inchiesta interna avviata e per valutare i provvedimenti da adottare. Il Guardasigilli convocherà inoltre nei prossimi giorni le sigle sindacali della polizia penitenziaria per discutere dell’accaduto ed evitare che simili inqualificabili comportamenti possano ripetersi.

“E’ un’offesa – spiegano al Dap – al lavoro di tutti gli agenti impegnati a salvaguardare le persone che hanno in custodia”. Il dipartimento accerterà prima di ogni altra cosa, se gli autori dei post sono effettivamente agenti di Polizia penitenziaria per poi procedere a comminare le sanzioni. Al Dap si spiega anche che “profonda irritazione” è stata espressa anche dalle sigle sindacali della Polizia penitenziaria “più rappresentative” di quella a cui è attribuita la pagina Facebook.
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Sul caso interviene anche Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe. “Esultare per la morte di un detenuto è cosa ignobile e vergognosa – ha detto -. Il suicidio in carcere è sempre, oltre che una tragedia personale, una sconfitta per lo Stato. E ci vuole rispetto umano e cristiano ancor prima di quello istituzionale“. Capece precisa inoltre che “chi ha dato dimostrazione della sua stupidità ed insensibilità se ne assumerà le responsabilità” e ci tiene a precisare che “quel che è certo è che non rappresentano affatto le donne e gli uomini del Corpo polizia penitenziaria che ogni giorno lavorano nelle carceri con professionalità, abnegazione ma soprattutto umanità”.

Sulla vicenda il senatore del Pd e presidente della Commissione Cultura Andrea Marcucci ha presentato, annunciandola anche su Twitter, un’interrogazione insieme ai colleghi Laura Cantini e Roberto Cociancich.

Il Fatto Quotidiano - 18/02/2015.
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Re: Esempi di neofascismo quotidiano

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Re: Esempi di neofascismo quotidiano

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Annullata la messa a Reggio in memoria di Mussolini. La Diocesi: «Meglio evitare strumentalizzazioni».

La celebrazione era stata organizzata da Alleanza Calabrese, sostenendo che «quello del duce fu un omicidio». Dopo le dure reazioni da parte del mondo politico è arrivata la cancellazione della funzione.


Non poteva che provocare reazioni molto contrastanti tra loro. La decisione di celebrare una messa per ricordare i 70 anni della morte di Benito Mussolini ed i caduti della Repubblica Sociale Italiana, con una messa che sarà celebrata martedì a Reggio Calabria, ha scatenato una ridda di reazioni. Critiche e commenti che, alla fine, hanno spinto la Diocesi a sospendere la celebrazione della messa per «evitare strumentalizzazioni politiche». In un comunicato stampa la Curia Metropolitana di Reggio Calabria–Bova afferma: «Preso atto delle dichiarazioni rese per solennizzare l'evento, dispone che, pur essendo lecito celebrare la Santa Messa in suffragio dei defunti, per l'occasione, la Celebrazione venga sospesa per la strumentalizzazione della stessa per fini politici».

Ad organizzare l'iniziativa era stato il Movimento politico Alleanza Calabrese, i cui componenti ritengono che la morte di Mussolini «fu un vero e proprio omicidio. Benito Mussolini fu trucidato». La messa doveve assere celebrata alle 11 nella chiesa di San Giorgio al Corso e successivamente i partecipanti si sarebbero dovuti nei pressi della stele di Ciccio Franco, il leader dei moti di Reggio Calabria, per un momento di riflessione e di preghiera.

Il primo a prendere posizione era stato il sindaco della città, Giuseppe Falcomatà, il quale, attraverso il suo portavoce ha affermato: «Spero che la Curia sia a conoscenza di questa iniziativa, basata su un presupposto storicamente errato». Molto dura anche la reazione della dpeutata Pd, Enza Bruno Bossio: «C'è un limite a tutto, anche al revisionismo. L’iniziativa di celebrare una messa in ricordo della morte di Mussolini a Reggio Calabria - ha detto - è semplicemente aberrante, oltre che in contrasto con le norme tuttora in vigore della nostra Costituzione che puniscono l’apologia del fascismo».

Netta la posizione dell'ex deputato Franco Laratta: «La politica antifascista - ha affermato - è muta. Tacciono gli esponenti storici della sinistra. Tacciono tutti. È un’indecenza! Anche la Chiesa tace e consente la celebrazione della messa. Silenzio. Tutti in silenzio».

Di «iniziativa oltraggiosa» parla il Pd calabrese, attraverso il segretario regionale Ernesto magorno e il segretario provinciale di Reggio Calabria, Sebi Romeo, i quali affermano: «Un’iniziativa chiaramente politica che riteniamo sia offensiva dei principi cardine della nostra Carta Costituzionale e che ci auguriamo nessuno a Reggio Calabria avalli, a partire dal celebrante della Santa Messa in programma».
Per quanto riguarda gli organizzatori, il presidente del Movimento, Enzo Vacalebre, aveva presentato l'iniziativa dicendi che «la messa in ricordo di Benito Mussolini ha radici molto lontane. Ma domani il ricordo assumerà un significato più profondo perchè ricorre il settantesimo di quello che noi definiamo l’omicidio di Mussolini».

Alleanza Calabrese è un movimento politico autonomista sorto nel maggio del 2006. «Mussolini - ha aggiunto Vacalebre - è stato trucidato con gli altri gerarchi. Fu un’esecuzione vera e propria decisa senza un processo. Ci auguriamo che in molti saranno presenti domani per ricordare i 70 anni di questo omicidio».

http://www.ilquotidianoweb.it - 27 aprile 2015.

Che giustificazione della minchia.
Da sempre la chiesa complice del fascismo e della mafia.
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