#61 rebelde Mer 11 Nov, 2009 21:17
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Senza Verità, la morte di ogni uomo non ha un perché, una ragione, una risposta. Senza Verità, si toglie all'Uomo ogni Dignità, ogni prezioso attimo della propria vita vissuta. Senza Verità si toglie all'Uomo di riposare finalmente in Pace.Dilva Bergamini

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#62 Innamorata Sab 06 Feb, 2010 11:53
ROMA - Ne aveva parlato mercoledì scorso la sorella Ilaria nel corso di uan conferenza stampa in Senato. Ora le lettera che Stefano Cucchi, morto all'ospedale Pertini lo scorso 22 ottobre, una settimana dopo l'arresto, ha scritto la sera prima di morire è pubblica. L'ha mostrato il Tg1, riferendone il testo: «Caro Francesco sono al Sandro Pertini, in stato d'arresto. Scusa se stasera sono di poche parole ma sono giù di morale e posso muovermi poco. Volevo sapere se potevi fare qualcosa per me. Adesso ti saluto, a te e agli altri operatori. Ps per favore rispondimi». Stefano Cucchi l'ha scritta a uno degli operatori della sua comunità terapeutica Ceis, il testo è stato diffuso dal Tg1. Una lettera per chiedere aiuto, scomparsa e poi apparsa nei verbali e spedita quattro giorni dopo la sua morte. Per la sorella di Stefano «è il chiaro messaggio che Stefano voleva un contatto con l'esterno e stava chiedendo aiuto al contrario di quello che si diceva».
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#63 Pirlo90 Ven 25 Mar, 2011 03:21
Comincia a Roma il processo per accertare la verità sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano morto nell'ottobre del 2009 nel reparto protetto dell'ospedale Pertini, sei giorni dopo il suo arresto per spaccio di sostanze stupefacenti. Nell'aula bunker del carcere di Rebibbia la prima udienza del processo vedrà alla sbarra dodici imputati: sei medici che ebbero in cura il giovane, tre infermieri e tre guardie carcerarie.
Gli infermieri e i cinque medici sono stati rinviati a giudizio per abbandono di persona incapace, le guardie carcerarie per lesioni personali. Rosaria Caponetti, dirigente medico del Pertini, è stata rinviata a giudizio per abuso d'ufficio e falso. E' stato invece già condannato con rito abbreviato a due anni di reclusione il funzionario del Dap, Claudio Marchiandi. Come parte civile, con i familiari di Stefano Cucchi ci sarà anche il Comune di Roma.
La sorella: "Vogliamo la verità"
"Affronto questo processo consapevole del fatto che ci aspetta una grande sofferenza emotiva, questo un po' mi spaventa. Noi chiediamo che sia accertata la verità e ho invece l'impressione che stia succedendo tuttaltro". E' questo lo stato d'animo di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, a poche ore dall'inizio del processo per la morte del fratello Stefano. "I pm non sono stati capaci di mettere in discussione il proprio operato - dice la donna - non ci hanno ascoltato. Mi viene quasi da sperare che vada tutto a monte per poter ricominciare in una maniera che sia più vicina alla verità".
L'avvocato: "Chiederemo una nuova perizia"
"Saremo costretti a lavorare affinché il processo non vada fino in fondo ma torni indietro. Punteremo a ottenere una nuova perizia. Sosterremo quello che la famiglia afferma con forza da sempre: la morte di Stefano è collegata ai traumi riportati". Lo ha detto Fabio Anselmo, avvocato della famiglia Cucchi. "Il capo d'imputazione per gli agenti di polizia penitenziaria è sbagliato, ridicolo e danneggerà il processo: l'accusa - spiega l'avvocato - deve essere quella di omicidio preterintenzionale. Stefano il giorno dell'arresto è uscito di casa che stava bene, è andato in palestra. Dopo l'arresto è finito in ospedale per i traumi che ha subito. Come si può sostenere che sia morto perché malato, ma questa presunta malattia è dunque arrivata dopo l'arresto?".
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#64 marcello77 Sab 28 Gen, 2012 16:28
“Stefano Cucchi fu picchiato a morte”.
I medici legali della famiglia del ragazzo scomparso il 22 ottobre 2009 depongono a processo. Se “non fosse stato percorso, non sarebbe morto”. La sorella Ilaria: “Alla Corte è arrivata la verità”. Ma la procura di Roma continua a negare.
Stefano Cucchi non è caduto dalle scale, come invece lui stesso riferì – per paura? – ai medici che lo visitarono dopo l’udienza di convalida del suo arresto. Stefano Cucchi è stato picchiato.
Quella frattura alla terza vertebra lombare sarebbe stata all’origine di un susseguirsi di eventi che, il 22 ottobre 2009, portarono alla morte del geometra romano, detenuto nel reparto protetto dell’ospedale Pertini. Il decesso sarebbe poi avvenuto per edema polmonare, esito che non si sarebbe verificato se il ragazzo fosse stato adeguatamente curato. Ma il nodo del processo è proprio quello: il “trauma”, come lo hanno definito Vittorio Fineschi, Giuseppe Guglielmi, Cristoforo Pomara, Luigi Vendemmiale e Gaetano Serviddio, periti della famiglia Cucchi.
Un’udienza importante, quella di ieri, in cui – per sei ore e con 150 slide – i medici legali hanno tentato di dimostrare alla Corte quella che a loro giudizio è una verità scientifica inoppugnabile: se Stefano non fosse stato percosso, non sarebbe morto. “In corrispondenza della frattura lombare – ha sostenuto Pomara – all’interno c’era sangue: questo significa che era una frattura recente”.
Una “verità” che però la Procura di Roma nega, in un crescendo di tensione con la famiglia sempre più evidente: secondo i periti dell’accusa, infatti, quella frattura sarebbe antecedente all’arresto di Cucchi. Che però, hanno riscontrato ancora i medici di parte civile, era pieno di lesioni e fratture: “Sul corpo c’erano escoriazioni agli arti superiori” ha spiegato Pomara, prova – secondo la letteratura medico-legale – di colluttazione e ripetitività traumatica, mentre quelle sulle mani (ne sono state contate ben 14) “anche indice di difesa”.
Stefano Cucchi è stato giudicato magro ma sportivo e, se non fosse incorso quel “trauma” e in quell’abbandono (i nove medici del Pertini a giudizio sono accusati, tra l’altro, di abbandono di incapace), non sarebbe mai morto. I traumi riscontrati “non sono compatibili con una caduta – ha concluso Fineschi -, ma hanno una genesi traumatica di tipo contundente, violenta. Non è possibile che un soggetto così giovane possa aver avuto quello che abbiamo visto dopo una caduta”.
In udienza, a dare sostegno alla famiglia Cucchi, c’erano anche Patrizia Aldrovandi e Lucia Uva, madre e sorella di Federico e Pino, altri due ragazzi morti mentre erano nelle mani dello Stato. “Finalmente alla Corte è arrivata la verità – ha commentato Ilaria, la sorella di Stefano, al termine dell’udienza – in maniera scientifica e molto comprensibile. Mi auguro che questo pesi sul giudizio finale”.
Molto soddisfatto è anche l’avvocato dei Cucchi (e anche degli Aldrovandi e degli Uva), Fabio Anselmo, che annuncia persino di voler chiedere il cambio di imputazione nei confronti dei tre agenti della polizia penitenziaria alla sbarra: “Oggi in aula abbiamo sentito parlare di traumi che per me significano botte, pugni, calci; insomma, un pestaggio. Stentiamo a credere che siano sotto processo per lesioni dolose lievi; per noi devono rispondere di omicidio preterintenzionale”.
Silvia D’Onghia - Il Fatto Quotidiano del 28 gennaio 2012.
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#65 marcello77 Mar 01 Mag, 2012 23:37
Caso Cucchi, assolto un funzionario: “Così nostro figlio muore due volte”.
Claudio Marchiandi era stato condannato in primo grado nell'ambito del processo per la morte del giovane in carcere. Il padre di Stefano: "La procura, con questa impostazione accusatoria, ci sta portando al massacro. Speriamo nel processo principale".
Il funzionario penitenziario Claudio Marchiandi, condannato in primo grado nell’ambito del processo per la morte di Stefano Cucchi è stato assolto in corte di Appello, perchè il fatto non sussiste. Il dipendente del provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria (Prap), nel primo processo svolto con il rito abbreviato aveva ricevuto una pena a due anni di reclusione, il 25 gennaio del 2011 dal gup Rosalba Liso per le accuse di favoreggiamento, falso e abuso d’ufficio.
Marchiandi, poi, per l’accusa, avrebbe “concorso alla falsa rappresentazione delle reali condizioni di Stefano Cucchi (attraverso il falso certificato medico redatto dalla dottoressa Rosita Caponetti, imputata nel processo principale assieme ad altre undici persone, ndr) così determinandone l’ingresso al Pertini, che non sarebbe stato altrimenti possibile in alcun modo”. Con questa condotta il funzionario del Prap avrebbe aiutato i tre agenti della polizia penitenziaria, accusati di aver pestato Cucchi nella cella di sicurezza del tribunale, a eludere le investigazioni della procura.
Il collegio d’appello, però, assolvendo Marchiandi, ha recepito le argomentazioni difensive dell’avvocato Oliviero De Carolis che ha commentato: “Ovviamente siamo soddisfatti di quanto deciso. La corte d’appello ci ha ascoltato e ha saputo valutare tutto con serenità. Rispettiamo questa sentenza come quella di primo grado. In ogni caso, il nostro auspicio è che la magistratura riesca ad accertare la verità sul decesso di Cucchi. Lo dobbiamo anzitutto a lui stesso”.
“L’assoluzione di Marchiandi ci amareggia molto ma non ci sorprende affatto. I nostri legali ci avevano già avvisato: la procura, con questa impostazione accusatoria, ci sta portando al massacro. Contestando questo tipo di imputazioni, stanno uccidendo di nuovo nostro figlio”. E’ il commento dei genitori di Stefano Cucchi, presenti al processo d’appello del funzionario. “Ovviamente rispettiamo quanto deciso dai giudici di appello – ha precisato Giovanni Cucchi, il papà – e adesso non ci resta che sperare che nel processo principale (a carico di tre agenti della polizia penitenziaria e 9 tra medici e infermieri dell’ospedale Sandro Pertini, ndr) la perizia sia equilibrata e utile per accertare la verità”.
L’11 aprile scorso, la corte d’Assise (davanti alla quale sono imputati sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria) ha disposto l’affidamento di una maxi perizia medico-legale per stabilire le cause della morte. Il prossimo 7 maggio ci sarà la nomina dei periti e il conferimento ufficiale dell’incarico.
E’ ancora più chiara la sorella di Cucchi, Ilaria: “I pm ci stanno portando al massacro come il nostro avvocato aveva previsto un anno fa. Questo accade quando si vogliono dare contentini e non verità. Noi abbiamo sperato nella conferma della condanna di colui che ha fatto in modo che Stefano, ferito, venisse nascosto agli occhi di tutti e soprattutto ai nostri occhi, facendolo ricoverare al Pertini. Ma il nostro avvocato ci aveva avvisati. All’udienza preliminare si è rivolto ai pubblici ministeri dicendo queste precise parole ‘cambiate il capo d’imputazione, la famiglia Cucchi non vuole contentini ma solo verità e giustizia’. Infine si era girato verso di loro dicendo ‘Non portateci al massacro. Vedete tutti questi valenti avvocati? Ci faranno a pezzi con questo capo d’imputazione’”. “Noi siamo normali cittadini che pagano le tasse e rispettano la legge. Abbiamo chiesto alla procura di avere copia della fonoregistrazione di quell’intervento per farlo ascoltare ma ci è stata inspiegabilmente negata. Comprendiamo questa sentenza che era stata prevista anche dal nostro avvocato”.
Il Fatto Quotidiano - 30 aprile 2012.
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