nuova cè solo il cs ha scritto:
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Il Novara esonera Mondonico: lui è guarito, il calcio italiano no
Mondonico è guarito, il calcio italiano no. Il trattamento che gli è stato riservato dalla dirigenza del Novara è senza pietà (calcistica). Anche una sconfitta professionale può far parte di un ritorno alla vita. In questo senso, viva il 'Mondo' di Alessandro Fiesoli
Mondonico è guarito, il calcio italiano no. Ci sembra soprattutto questa la morale nella vicenda dell’esonero lampo del sessantaquatrenne 'Mondo', chiamato il 30 gennaio dal Novara al posto di Tesser e mandato via dopo soli 35 giorni (una vittoria sull’Inter, due pareggi e tre sconfitte) per riaffidare la squadra al suo predecessore. Faremmo un torto a Mondonico se leggessimo questa storia alla luce della sua lunga malattia precedente. Da quella battaglia, il tecnico ne è uscito vincitore e sorridente. Il trattamento che gli è stato riservato dalla dirigenza del Novara certifica, semmai, la sua avvenuta guarigione. Senza pietà (calcistica), come uno dei suoi tanti colleghi. Anche una sconfitta professionale può far parte di un ritorno alla vita. In questo senso, viva Mondonico.
Quello che diventa sempre più difficile capire e spiegare, ed è questo il punto vero, è il senso di un campionato dove quello di Mondonico diventa il quattordicesimo di una una lunga e perfino paradossale lista di allenatori silurati. I primi due, Donadoni (Cagliari) e Pioli (Palermo), poi bravi a riciclarsi, ma questo è un altro discorso, mandati via addirittura prima del fischio d’inizio della serie A. L’elenco: dopo Donadoni e Pioli, è toccato a Gasperini (Inter), Bisoli (Bologna), Giampaolo (Cesena), Mihajlovic (Fiorentina), Ficcadenti (Cagliari), Malesani (Genoa), Mangia (Palermo), Di Francesco (Lecce), Arrigoni (Cesena), Colomba (Parma), fino ad arrivare alla doppia staffetta Tesser-Mondonico-Tesser.
Troppi, quattordici cambi di panchina. Il sintomo di un calcio che dà sempre più l’impressione di vivere molto alla giornata, senza la competenza e la forza economica di impostare progetti tecnici seri e solidi, alla ricerca costante di una soluzione d’emergenza, di conseguenza più fragile davanti ai malumori dei tifosi. Non si tratta solo del tic da esonero di presidenti mangia-allenatori quasi per vocazione. C’è un problema più generale. Di credibilità.