#1 bobo88 Ven 09 Dic, 2011 22:01
IL SAVONA CALCIO E' FALLITO
Savona - Il Savona Calcio 1907, società che milita in Lega Pro, è fallito. Il presidente del club, Fabrizio Oggianu, ha depositato oggi l’istanza di fallimento della società alla Cancelleria del Tribunale di Savona.
Contestualmente è stata avanzata una richiesta di avviare una procedura di concordato preventivo. Significa che la società sarà affidata ad un curatore fallimentare che cercherà di tutelare gli interessi dei creditori, tra i quali vi è anche la squadra.
GIULIANOVA CALCIO IN CRISI
Giulianova. Il sindaco Francesco Mastromauro intenzionato fino in fondo a salvare il Giulianova calcio. Dopo aver ricevuto nella giornata di ieri il presidente Dario D'Agostino, il quale ha fatto sapere di non essere più in grado di andare avanti, il primo cittadino giuliese ha assicurato il suo intervento per fare in modo che ci sia un passaggio di società.
PIACENZA CALCIO
i Lo strano fallimento del Piacenza calcio: era di una società dell’ex giudice Amato Il magistrato e oggi avvocato è stato anche responsabile del Dap e nei giorni scorsi è stato ascoltato in tribunale a Palermo in merito alla presunta trattativa tra Stato e mafia. Guidava la cordata di imprenditore che avrebbe salvato la squadra: "In realtà l'Italiana srl era nata per esportare farmaci in Medioriente. Quando ho visto che questo non si faceva ne sono uscito. Risulta a capo della cordata, in realtà sono dimissionario da mesi"È strana la storia che rischia di avere come epilogo il fallimento del Piacenza Calcio. È la storia di una società a responsabilità limitate a capo della cordata che rileva quella che 10 anni fa, secondo la stampa specialistica, era una delle 10 “isole felici” del pallone italiano. Una società che non nasce per operare nel settore sportivo, ma per esportare farmaci in Medio Oriente e che nella carica di presidente ha visto insediato il dimissionario Nicolò Amato, l’avvocato che fu a capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) e che di recente è stato sentito dalla procura di Palermo nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia.
Partiamo dalla fine, dal baratro che si profila per il Piacenza Calcio, già sofferente sul fronte sportivo. Reduce dalla retrocessione dalla serie B, i tifosi si sono dovuti rassegnare alla tripletta incassata dalla Triestina nell’ultima giornata di campionato in Lega Pro Prima Divisione, dove milita al quartultimo posto con 15 punti.
Ma neanche il fronte societario va bene, tra calciatori e tecnici non pagati, fornitori in attesa del saldo di fatture inevase e le casse dello Stato che devono incassare per il 2011 Iva, Irpef e altri contributi. Una situazione, questa, che sembra essersi delineata dopo l’uscita di scena di Fabrizio Garilli, patron storico dei biancorossi fino a questa estate, quando gli è subentrata la cordata di Luigi Gallo, capitanata dalla Italiana Srl. Gallo nell’ambiente dello sport è soprannominato “Attila” perché, secondo la vulgata, quando passa lui su una squadra, niente è più come prima. Lo testimonierebbe lo stato della Lucchese, per esempio, che sarebbe sulla soglia del crac. O del Venezia, club fallito e con un processo tuttora in corso.
Ora sarebbe la volta del Piacenza calcio. L’Italiana Srl, rappresentata oggi da Vladimiro Covilli Faggioli, commercialista spezzino neo amministratore unico del Piacenza e liquidatore della Lucchese, ha acquistato quest’estate i biancorossi. Della cordata che guida nell’avventura piacentina fanno parte anche Coesi Group, Mediatel (Luigi Gallo), Società Valdostana di Garanzia, Digitmedia Spa di Giuseppe e Salvatore Toscano, Pietro Cruciani (con una società dilettantistica di Formello) e Almon Holding. In merito a quest’ultima società, il nome è la contrazione di un nome, Alessandro Mongarli, l’inventore della linguetta delle lattine, che a maggio stava per comprare l’Alessandria dopo aver tentato con il Torino e Parma.
Tornando alla capofila che ha rilevato il Piacenza Calcio, l’Italiana Srl vede ancora con la qualifica di presidente Nicolò Amato, titolare dell’omonimo studio legale a Roma. In passato è stato magistrato e all’inizio degli anni Novanta è stato a capo del Dap. Proprio in riferimento a questo periodo, di recente è stato sentito nell’ambito dell’inchiesta sui rapporti tra uomini delle istituzioni e del crimine organizzato in Sicilia. E nello specifico, gli sarebbero state chieste informazioni in merito alla revoca chiesta nel 1993 del 41 bis, il regime di carcere duro, per alcuni boss. Ma non le indagini siciliane e nemmeno le recenti audizioni in commissione antimafia dell’uomo di legge romano riguardano la vicenda che si sta raccontando qui.
Interpellato telefonicamente, in merito all’Italiana Srl, Amato dice di esserne stato presidente, ma di aver lasciato quell’incarico da oltre un anno. “Il mio nome”, afferma, “forse è rimasto perché non sono ancora state espletate le formalità per la cessione delle mie quote. Però io non mi sono mai occupato della vicenda del Piacenza Calcio e devo dire che non ne so niente”.
Anche perché l’Italiana Srl sarebbe nata con scopi che con il pallone e lo sport più in generale non c’entrano nulla. “La società doveva tenere rapporti con Paesi del Medio Oriente perché uno dei soci era un cittadino giordano di una certa autorevolezza, Abdalla Maita”, aggiunge Nicolò Amato. “Poi è scomparso, io l’ho visto due volte, e la società non ha mai funzionato”. I rapporti di cui il professore parla riguardavano dunque rapporti commerciali con la Giordania e altri Paesi del Medio Oriente per fornire medicinali a ospedali e altre strutture sanitarie. Ma niente di tutto questo si concretizza.
Così, a fine estate 2010, il presidente Amato annuncia la sua intenzione di dimettersi e di cedere o mettere in liquidazione della società. Intenzione confermata la prima volta in una raccomandata inviata il 17 settembre 2010 e la seconda nel corso del consiglio d’amministrazione tenutosi 13 giorni più tardi. Gli altri soci chi erano? “L’avvocato Marco Gianfranceschi e l’altro il dottor Licciardi, un commercialista di La Spezia”, risponde Amato. “Io conoscevo l’avvocato Gianfranceschi, che mi aveva proposto di costituire questa società. Gli altri no, me li ha presentati lui. Io mi fidavo dell’avvocato, è avvocato. Da allora Gianfranceschi e io ci siamo visti solo una volta perché lui non abita a Roma”.
E com’è stato possibile che dall’export di farmaci si sia passati alle società sportive? “Del calcio io non ne so assolutamente niente”, conclude Amato. Nessun commento dunque sulla sorte del Piacenza, che non è affare che lo riguarda e che si deciderà nel corso delle prossime ore: se l’Italiana Srl trova i capitali da mettere nella società per coprire i debiti crescenti, bene. Altrimenti non ci sarà nient’altro da fare che presentare i libri in tribunale facendo istanza di fallimento.
TARANTO CALCIO
TARANTO - “Non abbiamo debiti con nessuno e non intendo fare debiti in banca per il calcio. Il Taranto è una società solida che, però, deve camminare con le sue gambe”. Enzo D’Addario torna a parlare. E lo fa in un momento delicatissimo, fatto di spifferi su difficoltà economiche del club rossoblu, condite dallo spettro di possibili penalizzazioni in classifica. Allora presidente, che cosa sta accadendo? “Entro il dodici di novembre attendevamo il pagamento delle tranche relative alle cessioni di Di Roberto e Branzani, sotto forma di anticipazione del credito che vantiamo sul nostro conto lega. Abbiamo atteso questi bonifici dei quali eravamo certi. L’errore, eventualmente, è stato contare su quei fondi che non sono arrivati”.
E questo cosa comporta? “Nulla per quanto riguarda la tenuta del club che voglio sottolineare va avanti come un treno per centrare gli obiettivi”. Ma il mancato rispetto delle scadenze prefissate comporta il rischio di penalizzazioni in classifica... “Guardi le regole del gioco non le ho fatte io. Di certo non intendo fare debiti per il calcio e la società deve andare avanti con le sue forze. E’ chiaro che non appena saranno introitate le somme attese si provvederà a rispettare gli impegni come abbiamo sempre fatto. I crediti maturati, non solo per le cessioni, sono ampiamente sufficienti per garantire pagamenti e pendenze. Va compreso, peraltro, che in alcuni casi anche nostri interlocutori soffrono la crisi di liquidità scatenata dalla situazione economica che non riguarda il Taranto, ma riguarda tutti”. Converrà che una penalizzazione stride con i suoi proclami di serenità e solidità? “Questa è la pura verità. Se errore c’è stato attiene al fatto di aver fatto affidamento su pagamenti che dal nostro punto di vista erano certi. Vedremo se ci saranno conseguenze” Lei sa che in città proliferano notizie preoccupanti sulle finanze della società e si paventano riflessi della crisi economica generale anche sul suo gruppo... “Qui purtroppo vive tanta gente che gode delle difficoltà altrui. La crisi economica c’è per tutti e non la inventa D’Addario. Per quanto mi riguarda posso ribadire che il Taranto è un club solido. E sul mio gruppo posso aggiungere che non più tardi di quattro mesi fa abbiamo fatto un investimento milionario avviando la concessionaria Toyota. Un gruppo in difficoltà farebbe questi passi? Io credo proprio di no. Provo fastidio per i pettegolezzi e le malignità che si traducono in un tiro al piccione del quale prima o poi mi stancherò”. Per essere chiari si riferisce ai giornali? “No, ma a chi ha come massima ambizione quella di remare contro o affondare chi cerca di fare qualcosa di positivo”. Dalle sue parole traspare qualcosa di più del fastidio? “Sono sincero e le dico che oltre il fastidio non si va. Se dovessi provare altro non esiterei a scendere da una giostra in cui ogni tanto qualcuno vuole farmi passare per il clown della situazione. Ma non so a chi gioverebbe una soluzione di questo tipo”. Nell’ottica del Taranto che deve camminare sulle sue gambe, è plausibile ipotizzare cessioni eccellenti a gennaio per fare cassa? “Non vendiamo i gioielli di famiglia e soprattutto non intendiamo svenderli. E’ chiaro, però, che tutti hanno un prezzo, soprattutto nel calcio. Se dovessero giungere offerte faraoniche i miei collaboratori le valuteranno anche alla luce delle comprensibili ambizioni dei calciatori”. Mario Diliberto
SPAL CALCIO
La notizia era nell’aria anche se resta pessima. Ieri la Spal non ha effettuato i pagamenti degli stipendi che avrebbero evitato una nuova penalizzazione di due punti e la perdita dei contributi federali per l’utilizzo degli under. Gli ultimi, ennesimi e anche disperati tentativi sono andati a vuoto come i precedenti. La notizia non è ancora ufficiale ma è e sarà così.
L’interesse manifestato o meglio a lui attribuito dall’ex Presidente Gianfranco Tomasi non si è concretizzato. La situazione è dunque grave a prescindere dalla penalizzazione che, potrà sembrare un paradosso, è persino il male minore. Perché i creditori sono tanti, gli stipendi da pagare pure e la depressione è e sarà inevitabile dentro e fuori la squadra. La società, questa è l’unica dichiarazione ufficiale, assicura che appena entreranno quei benedetti soldi che da mesi si attendono invano pagherà tutte le pendenze, dai fornitori agli impiegati, dai giocatori a qualsiasi altro abbia lavorato e lavori per la società stessa. Una magra consolazione, certo, perché i soldi servono ora, non domani o, peggio ancora, tra un mese. Ma questo, oggi, è il complicato, terribile stato delle cose.
Stato che il Presidente Butelli ha comunicato al Sindaco con il quale ci sarà un incontro nelle prossime ore per spiegare esattamente gli intenti del club. Tra i quali la disponibilità a cedere la società o ad aprire le porte a un nuovo socio e comunque a non rischiare nemmeno lontanamente il fallimento. Che la situazione sia dunque gravissima non c’è bisogno nemmeno di aggiungerlo. E’ così. Se possiamo, piuttosto, aggiungere alcune considerazioni oltre alla delusione e alla preoccupazione, è chiaro che a questo punto la strada che sembrava spianata per un ritorno dell’ex Presidente Tomasi è invece sbarrata dal momento che l’attuale proprietà, a torto o a ragione, considererà il mancato aiuto di oggi come una discriminante assoluta e definitiva.
Sempre per cercare di essere tristemente realistici non vediamo grandi alternative. Bisognerà tirare a campare, è il caso di dirlo, fino a quando non arriverà almeno una parte di quei crediti che alla Spal spetta. Sperando che non ci siano troppi contraccolpi dal punto di vista tecnico, assai difficile, e sperando anche che nel frattempo ci sia invece qualcuno disposto a entrare nel club.
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#2 rok79d Ven 09 Dic, 2011 23:53
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#3 bobo88 Sab 10 Dic, 2011 14:01
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#4 sconvolto80 Sab 10 Dic, 2011 14:01
mi dispiace
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#5 squadracalcioa5 Sab 10 Dic, 2011 14:32
Il Campobasso non ha pagato nessuno stipendio.
Non credo eviterà il fallimento a fine stagione....anche se a gennaio molti giocatori andranno via e quindi è facile che perda la lega pro già sul campo.
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#6 lupocosentino Sab 10 Dic, 2011 15:05
ni ripescanu
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#7 Total Kaos Sab 10 Dic, 2011 15:28
bobo88 ha scritto:
SPAL CALCIO
La notizia era nell’aria anche se resta pessima. Ieri la Spal non ha effettuato i pagamenti degli stipendi che avrebbero evitato una nuova penalizzazione di due punti e la perdita dei contributi federali per l’utilizzo degli under. Gli ultimi, ennesimi e anche disperati tentativi sono andati a vuoto come i precedenti. La notizia non è ancora ufficiale ma è e sarà così.
 Qualcuno sa dove è andato a svernare Peppuccio dopo aver fatto penalizzare il Castrolibero?
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#8 bobo88 Lun 12 Dic, 2011 15:12
Total Kaos ha scritto:  Qualcuno sa dove è andato a svernare Peppuccio dopo aver fatto penalizzare il Castrolibero? 
bhe penso che a ferrara nemmeno lo hanno fatt avvicinare :P
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#9 bobo88 Lun 26 Dic, 2011 16:37
Futuro in discussione per il club azzurrostellato, attesa per il vertice societario del 27
Di Stefano Masucci
Lega Pro - 24/12/2011 18:30
Ore di attesa per i tifosi della Paganese, che non potranno godersi un Natale sereno per via dell’imminente riunione societaria fissata per martedì. C’è un clima di paura e preoccupazione che circonda Pagani e i suoi supporters azzurrostellati sull’esito dell’incontro.
Si pensava, dopo aver scongiurato già in estate una fine simile a quella di Salernitana e Cavese, in un 2012 certamente diverso; la squadra, seppur costruita in poco tempo, era apparsa sin dalle prime battute competitiva e strutturata alla perfezione, con un giusto mix tra giocatori di “categoria” o esperti e giovani dalle grandi prospettive.
Il team guidato dal troppo spesso contestato Grassadonia si era trovato a lottare con corazzate del calibro di Perugia e L’Aquila per un’insperata promozione in Prima divisione Lega Pro. Scenari tristemente ridimensionati in una pausa natalizia che avrebbe dovuto portare solo certezze, come acquisti per migliorare la rosa o conferme di quei calciatori fortemente richiesti.
Se non verrà trovata una valida soluzione, con qualcuno in grado di aiutare anche economicamente la famiglia Trapani, ancora alle prese con seri problemi personali, ci sarà da abbandonare ogni sogno di “lieto fine”. In caso di esito negativo della riunione prevista dopo Santo Stefano, infatti, lo scenario è proprio quello più preoccupante. La squadra dunque, sarà smantellata, ci saranno numerose cessioni “importanti”. Tutti quei calciatori che avevano avuto non poche offerte, come Luca Orlando, Galizia e Fava, saranno sacrificati nella speranza di un lauto recupero monetario, per evitare spettri di fallimento o di messa in mora della società.
Un vero e proprio effetto “boomerang” per quanto riguarda il mercato, considerando che solo qualche giorno fa, D’Eboli stringeva contatti e intavolava trattative con i vari Pacini, Licciardi, Franco e De Martino, nella speranza di migliorare il livello qualitativo del centrocampo liguorino. Ora invece sono i gioiellini azzurrostellati a far rizzare le antenne dei direttori sportivi dei più disparati club, che sanno, in caso di mancate soluzioni al problema societario, di avere il coltello dalla parte del manico, essendo i dirigenti della Paganese, costretti a vendere pur di far cassa.
Inutile dire che in caso di partenza del capocannoniere della squadra, del migliore esterno destro dell’intero girone B, e di altri importanti elementi, la squadra perderebbe ogni ambizione di gloria. Ed anche i giovani, che saranno per cause di forza, gettati tutti insieme nella mischia, correrebbero il serio rischio di bruciarsi, essendo costretti a giocare in ambiente instabile, e senza “over” pronti a guidarli e fargli da chioccia. Ai tifosi della Paganese, non resta che sperare.
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#10 Cinnivò Lun 26 Dic, 2011 16:42
lupocosentino ha scritto: ni ripescanu 
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#11 bobo88 Lun 26 Dic, 2011 16:53
I tifosi del Salerno facciano i dovuti scongiuri. Il vantaggio sulle inseguitrici è ancora esiguo, ma vista la caratura e le ambizioni di questa società e lo spessore della squadra, è impensabile non gettare un occhio alle vicende relative alla Lega Pro. Nella vecchia serie C, la matassa continua ad ingarbugliarsi e la situazione di numerosi club appare, allo stato attuale, molto critica. Le prospettive di una riforma, fiore all’occhiello della politica Macalliana, rendono ancor più incerto il quadro relativo alla prossima stagione calcistica. Il vulcanico presidente della Lega Pro, per giunta, non è incline a nessun tipo di ottimismo e annuncia la nascitura evoluzione dei campionati di terza serie: “In questo momento stiamo nel mezzo di un processo di ristrutturazione dei campionati“- ha affermato a Radio Mana’ Mana’-”Io puntavo ad una riforma che non colpiva solo noi ma che doveva partire dall’alto, con una serie A di 16 squadre, con 2 gironi di serie B e con tre gironi solo di giovani nella terza serie. Questo non è stato possibile perchè ognuno difende degli interessi corporativi. Noi abbiamo detto che in tre anni saremmo dovuti arrivare ad una Lega Pro composta da 60 squadre e credo ci riusciremo anche se il processo è lento. Ma temo amare sorprese alla fine di questo campionato.” E le amare sorprese a cui fa riferimento Macalli, si identificano con numerose squadre in questo momento alla disperata ricerca di una stabilità a livello societario. Proviamo a fornire un quadro delle società maggiormente colpite dalla crisi:
Piacenza: Nobile decaduta alle soglie del fallimento. I giudici, in seguito all’istanza di fallimento presentata dal Pm Colonna, hanno concesso un mese e mezzo al presidente Garilli per rimettere in sesto la situazione economica del club.
Taranto: I calciatori della squadra pugliese sono in sciopero perchè senza stipendio dal giugno scorso. Lo ha annunciato il capitano, Fabio Prosperi, al termine di una lunga riunione che gli stessi calciatori hanno tenuto negli spogliatoi dello stadio ‘Erasmo Iacovone’.
Spal: Giorni decisivi per la cessione del club. Ma le casse della società piangono e il passaggio di proprietà dovrà avvenire nel minor tempo possibile per evitare ripercussioni pesanti.
Savona: Paventato ritiro dal campionato. In queste ore è stata depositata l’istanza di fallimento. E’ il caso più critico dell’intera Lega Pro.
Desolante, per ora, anche la situazione di altri club: Giulianova, Alessandria, Pro Patria, Ebolitana, Melfi, Isola Liri, Campobasso e Fano rischiano di non avere le risorse necessarie per effettuare l’iscrizione al prossimo campionato. Ma la strada è ancora lunga e sei provvidenziali mesi saranno decisivi per le sorti di queste società. In aggiunta a questo quadro poco esaltante, c’è il ciclone calcioscommesse. Per ora nessuna delle società di Lega Pro rischia imminenti provvedimenti a carico, ma le vicende degli ultimi anni hanno abituato al colpo di scena, e il lavoro della magistratura è ancora vasto. Macalli teme il peggio ed in cuor suo si augura un’accellerata sul fronte riforma. La sforbiciata dovrebbe consentire la costituzione di soli tre soli gironi da venti squadre ciascuno nell’intera categoria, e considerando che non più di qualche anno or sono le squadre della vecchia serie C erano novanta, si tratta di una vera e propria carneficina. Affinchè la riforma si attui al più presto, occorre fare in fretta: tutta la materia va discussa nel consiglio federale della Figc entro gennaio 2012, al massimo febbraio. Altrimenti il piano potrebbe slittare dalla stagione 2012-13 a quella successiva. Nel frattempo il presidente della Lega Pro apre all’ingresso dei capitali di serie A nei campionati di terza serie. La posizione di Macalli, che porterà la sua proposta in uno dei prossimi consigli federali, recita: “Se approvano la norma, un Milan potrà acquistare fino al 100% di un Monza, purchè non gli cambi nome – ha spiegato – A quel punto, potrà portare anche 40 giocatori…”. Basterà per portare nuova ninfa e posticipare la riforma?
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#12 Cinnivò Lun 26 Dic, 2011 23:31
bobo88 ha scritto: IL SAVONA CALCIO E' FALLITO
Savona - Il Savona Calcio 1907, società che milita in Lega Pro, è fallito. Il presidente del club, Fabrizio Oggianu, ha depositato oggi l’istanza di fallimento della società alla Cancelleria del Tribunale di Savona.
Contestualmente è stata avanzata una richiesta di avviare una procedura di concordato preventivo. Significa che la società sarà affidata ad un curatore fallimentare che cercherà di tutelare gli interessi dei creditori, tra i quali vi è anche la squadra.
GIULIANOVA CALCIO IN CRISI
Giulianova. Il sindaco Francesco Mastromauro intenzionato fino in fondo a salvare il Giulianova calcio. Dopo aver ricevuto nella giornata di ieri il presidente Dario D'Agostino, il quale ha fatto sapere di non essere più in grado di andare avanti, il primo cittadino giuliese ha assicurato il suo intervento per fare in modo che ci sia un passaggio di società.
PIACENZA CALCIO
i Lo strano fallimento del Piacenza calcio: era di una società dell’ex giudice Amato Il magistrato e oggi avvocato è stato anche responsabile del Dap e nei giorni scorsi è stato ascoltato in tribunale a Palermo in merito alla presunta trattativa tra Stato e mafia. Guidava la cordata di imprenditore che avrebbe salvato la squadra: "In realtà l'Italiana srl era nata per esportare farmaci in Medioriente. Quando ho visto che questo non si faceva ne sono uscito. Risulta a capo della cordata, in realtà sono dimissionario da mesi"È strana la storia che rischia di avere come epilogo il fallimento del Piacenza Calcio. È la storia di una società a responsabilità limitate a capo della cordata che rileva quella che 10 anni fa, secondo la stampa specialistica, era una delle 10 “isole felici” del pallone italiano. Una società che non nasce per operare nel settore sportivo, ma per esportare farmaci in Medio Oriente e che nella carica di presidente ha visto insediato il dimissionario Nicolò Amato, l’avvocato che fu a capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) e che di recente è stato sentito dalla procura di Palermo nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia.
Partiamo dalla fine, dal baratro che si profila per il Piacenza Calcio, già sofferente sul fronte sportivo. Reduce dalla retrocessione dalla serie B, i tifosi si sono dovuti rassegnare alla tripletta incassata dalla Triestina nell’ultima giornata di campionato in Lega Pro Prima Divisione, dove milita al quartultimo posto con 15 punti.
Ma neanche il fronte societario va bene, tra calciatori e tecnici non pagati, fornitori in attesa del saldo di fatture inevase e le casse dello Stato che devono incassare per il 2011 Iva, Irpef e altri contributi. Una situazione, questa, che sembra essersi delineata dopo l’uscita di scena di Fabrizio Garilli, patron storico dei biancorossi fino a questa estate, quando gli è subentrata la cordata di Luigi Gallo, capitanata dalla Italiana Srl. Gallo nell’ambiente dello sport è soprannominato “Attila” perché, secondo la vulgata, quando passa lui su una squadra, niente è più come prima. Lo testimonierebbe lo stato della Lucchese, per esempio, che sarebbe sulla soglia del crac. O del Venezia, club fallito e con un processo tuttora in corso.
Ora sarebbe la volta del Piacenza calcio. L’Italiana Srl, rappresentata oggi da Vladimiro Covilli Faggioli, commercialista spezzino neo amministratore unico del Piacenza e liquidatore della Lucchese, ha acquistato quest’estate i biancorossi. Della cordata che guida nell’avventura piacentina fanno parte anche Coesi Group, Mediatel (Luigi Gallo), Società Valdostana di Garanzia, Digitmedia Spa di Giuseppe e Salvatore Toscano, Pietro Cruciani (con una società dilettantistica di Formello) e Almon Holding. In merito a quest’ultima società, il nome è la contrazione di un nome, Alessandro Mongarli, l’inventore della linguetta delle lattine, che a maggio stava per comprare l’Alessandria dopo aver tentato con il Torino e Parma.
Tornando alla capofila che ha rilevato il Piacenza Calcio, l’Italiana Srl vede ancora con la qualifica di presidente Nicolò Amato, titolare dell’omonimo studio legale a Roma. In passato è stato magistrato e all’inizio degli anni Novanta è stato a capo del Dap. Proprio in riferimento a questo periodo, di recente è stato sentito nell’ambito dell’inchiesta sui rapporti tra uomini delle istituzioni e del crimine organizzato in Sicilia. E nello specifico, gli sarebbero state chieste informazioni in merito alla revoca chiesta nel 1993 del 41 bis, il regime di carcere duro, per alcuni boss. Ma non le indagini siciliane e nemmeno le recenti audizioni in commissione antimafia dell’uomo di legge romano riguardano la vicenda che si sta raccontando qui.
Interpellato telefonicamente, in merito all’Italiana Srl, Amato dice di esserne stato presidente, ma di aver lasciato quell’incarico da oltre un anno. “Il mio nome”, afferma, “forse è rimasto perché non sono ancora state espletate le formalità per la cessione delle mie quote. Però io non mi sono mai occupato della vicenda del Piacenza Calcio e devo dire che non ne so niente”.
Anche perché l’Italiana Srl sarebbe nata con scopi che con il pallone e lo sport più in generale non c’entrano nulla. “La società doveva tenere rapporti con Paesi del Medio Oriente perché uno dei soci era un cittadino giordano di una certa autorevolezza, Abdalla Maita”, aggiunge Nicolò Amato. “Poi è scomparso, io l’ho visto due volte, e la società non ha mai funzionato”. I rapporti di cui il professore parla riguardavano dunque rapporti commerciali con la Giordania e altri Paesi del Medio Oriente per fornire medicinali a ospedali e altre strutture sanitarie. Ma niente di tutto questo si concretizza.
Così, a fine estate 2010, il presidente Amato annuncia la sua intenzione di dimettersi e di cedere o mettere in liquidazione della società. Intenzione confermata la prima volta in una raccomandata inviata il 17 settembre 2010 e la seconda nel corso del consiglio d’amministrazione tenutosi 13 giorni più tardi. Gli altri soci chi erano? “L’avvocato Marco Gianfranceschi e l’altro il dottor Licciardi, un commercialista di La Spezia”, risponde Amato. “Io conoscevo l’avvocato Gianfranceschi, che mi aveva proposto di costituire questa società. Gli altri no, me li ha presentati lui. Io mi fidavo dell’avvocato, è avvocato. Da allora Gianfranceschi e io ci siamo visti solo una volta perché lui non abita a Roma”.
E com’è stato possibile che dall’export di farmaci si sia passati alle società sportive? “Del calcio io non ne so assolutamente niente”, conclude Amato. Nessun commento dunque sulla sorte del Piacenza, che non è affare che lo riguarda e che si deciderà nel corso delle prossime ore: se l’Italiana Srl trova i capitali da mettere nella società per coprire i debiti crescenti, bene. Altrimenti non ci sarà nient’altro da fare che presentare i libri in tribunale facendo istanza di fallimento.
TARANTO CALCIO
TARANTO - “Non abbiamo debiti con nessuno e non intendo fare debiti in banca per il calcio. Il Taranto è una società solida che, però, deve camminare con le sue gambe”. Enzo D’Addario torna a parlare. E lo fa in un momento delicatissimo, fatto di spifferi su difficoltà economiche del club rossoblu, condite dallo spettro di possibili penalizzazioni in classifica. Allora presidente, che cosa sta accadendo? “Entro il dodici di novembre attendevamo il pagamento delle tranche relative alle cessioni di Di Roberto e Branzani, sotto forma di anticipazione del credito che vantiamo sul nostro conto lega. Abbiamo atteso questi bonifici dei quali eravamo certi. L’errore, eventualmente, è stato contare su quei fondi che non sono arrivati”.
E questo cosa comporta? “Nulla per quanto riguarda la tenuta del club che voglio sottolineare va avanti come un treno per centrare gli obiettivi”. Ma il mancato rispetto delle scadenze prefissate comporta il rischio di penalizzazioni in classifica... “Guardi le regole del gioco non le ho fatte io. Di certo non intendo fare debiti per il calcio e la società deve andare avanti con le sue forze. E’ chiaro che non appena saranno introitate le somme attese si provvederà a rispettare gli impegni come abbiamo sempre fatto. I crediti maturati, non solo per le cessioni, sono ampiamente sufficienti per garantire pagamenti e pendenze. Va compreso, peraltro, che in alcuni casi anche nostri interlocutori soffrono la crisi di liquidità scatenata dalla situazione economica che non riguarda il Taranto, ma riguarda tutti”. Converrà che una penalizzazione stride con i suoi proclami di serenità e solidità? “Questa è la pura verità. Se errore c’è stato attiene al fatto di aver fatto affidamento su pagamenti che dal nostro punto di vista erano certi. Vedremo se ci saranno conseguenze” Lei sa che in città proliferano notizie preoccupanti sulle finanze della società e si paventano riflessi della crisi economica generale anche sul suo gruppo... “Qui purtroppo vive tanta gente che gode delle difficoltà altrui. La crisi economica c’è per tutti e non la inventa D’Addario. Per quanto mi riguarda posso ribadire che il Taranto è un club solido. E sul mio gruppo posso aggiungere che non più tardi di quattro mesi fa abbiamo fatto un investimento milionario avviando la concessionaria Toyota. Un gruppo in difficoltà farebbe questi passi? Io credo proprio di no. Provo fastidio per i pettegolezzi e le malignità che si traducono in un tiro al piccione del quale prima o poi mi stancherò”. Per essere chiari si riferisce ai giornali? “No, ma a chi ha come massima ambizione quella di remare contro o affondare chi cerca di fare qualcosa di positivo”. Dalle sue parole traspare qualcosa di più del fastidio? “Sono sincero e le dico che oltre il fastidio non si va. Se dovessi provare altro non esiterei a scendere da una giostra in cui ogni tanto qualcuno vuole farmi passare per il clown della situazione. Ma non so a chi gioverebbe una soluzione di questo tipo”. Nell’ottica del Taranto che deve camminare sulle sue gambe, è plausibile ipotizzare cessioni eccellenti a gennaio per fare cassa? “Non vendiamo i gioielli di famiglia e soprattutto non intendiamo svenderli. E’ chiaro, però, che tutti hanno un prezzo, soprattutto nel calcio. Se dovessero giungere offerte faraoniche i miei collaboratori le valuteranno anche alla luce delle comprensibili ambizioni dei calciatori”. Mario Diliberto
SPAL CALCIO
La notizia era nell’aria anche se resta pessima. Ieri la Spal non ha effettuato i pagamenti degli stipendi che avrebbero evitato una nuova penalizzazione di due punti e la perdita dei contributi federali per l’utilizzo degli under. Gli ultimi, ennesimi e anche disperati tentativi sono andati a vuoto come i precedenti. La notizia non è ancora ufficiale ma è e sarà così.
L’interesse manifestato o meglio a lui attribuito dall’ex Presidente Gianfranco Tomasi non si è concretizzato. La situazione è dunque grave a prescindere dalla penalizzazione che, potrà sembrare un paradosso, è persino il male minore. Perché i creditori sono tanti, gli stipendi da pagare pure e la depressione è e sarà inevitabile dentro e fuori la squadra. La società, questa è l’unica dichiarazione ufficiale, assicura che appena entreranno quei benedetti soldi che da mesi si attendono invano pagherà tutte le pendenze, dai fornitori agli impiegati, dai giocatori a qualsiasi altro abbia lavorato e lavori per la società stessa. Una magra consolazione, certo, perché i soldi servono ora, non domani o, peggio ancora, tra un mese. Ma questo, oggi, è il complicato, terribile stato delle cose.
Stato che il Presidente Butelli ha comunicato al Sindaco con il quale ci sarà un incontro nelle prossime ore per spiegare esattamente gli intenti del club. Tra i quali la disponibilità a cedere la società o ad aprire le porte a un nuovo socio e comunque a non rischiare nemmeno lontanamente il fallimento. Che la situazione sia dunque gravissima non c’è bisogno nemmeno di aggiungerlo. E’ così. Se possiamo, piuttosto, aggiungere alcune considerazioni oltre alla delusione e alla preoccupazione, è chiaro che a questo punto la strada che sembrava spianata per un ritorno dell’ex Presidente Tomasi è invece sbarrata dal momento che l’attuale proprietà, a torto o a ragione, considererà il mancato aiuto di oggi come una discriminante assoluta e definitiva.
Sempre per cercare di essere tristemente realistici non vediamo grandi alternative. Bisognerà tirare a campare, è il caso di dirlo, fino a quando non arriverà almeno una parte di quei crediti che alla Spal spetta. Sperando che non ci siano troppi contraccolpi dal punto di vista tecnico, assai difficile, e sperando anche che nel frattempo ci sia invece qualcuno disposto a entrare nel club.
che tristezza
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Cinnivò
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#14 max86 Mar 27 Dic, 2011 13:41
ma mi sembra che quelli effettuati la scorsa estate siano stati gli ultimi ripescaggi e non credo che ce ne saranno altri (peraltro mi sembra che lo stesso consiglio federale abbia deliberato così ad agosto) visto che nei prossimi due anni andrà a regime il nuovo formato della lega pro a tre gironi
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max86
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Little Wolf

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#15 bobo88 Gio 26 Gen, 2012 16:14
Lega Pro
La Triestina è fallita
Ora il commissario
La decisione del Tribunale civile di Trieste: la società, guidata da Sergio Aletti, aveva annunciato un aumento di capitale che non è stato sottoscritto. La nuova gestione dovrebbe garantire il prosieguo del campionato di Prima divisione
Lo leggo dopo
La Triestina è fallita Ora il commissario
TRIESTE - La Triestina calcio è fallita. Lo ha deciso il Tribunale civile di Trieste che ha accolto la richiesta della Procura della Repubblica che aveva accertato debiti per oltre sei milioni di euro. La società, che milita nella 1/a divisione di Lega Pro guidata dal presidente Sergio Aletti, ieri sera aveva tentato di 'resistere' annunciando un aumento di capitale per 2,1 milioni che però non è stato sottoscritto. La società sarà ora gestita da un commissario che dovrebbe garantire il prosieguo del campionato.
"E' stato disposto l'esercizio provvisorio per la società. Fatto questo che salva il titolo sportivo", ha detto Giovanni Sansone, il presidente del Tribunale civile di Trieste. "Ora la Triestina è nelle mani del curatore fallimentare. Con la disposizione dell'esercizio provvisorio abbiamo voluto innanzitutto evitare la dispersione del titolo sportivo e dei cartellini dei calciatori, e far proseguire l'attività. Si continuerà in questo modo finché non troveremo una società in grado di prendere in locazione la Triestina".
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bobo88
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Wolf

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