E’ morto Oscar Luigi Scalfaro, il nono Presidente della Repubblica
E' morto Oscar Luigi Scalfaro. Salito alla Presidenza della Repubblica 48 ore dopo l'uccisione del giudice antimafia Giovanni Falcone, Oscar Luigi Scalfaro è stato il capo dello Stato del periodo di Mani Pulite, l'inchiesta che di fatto stroncò la prima Repubblica. Il magistrato di origini calabresi dovette quindi gestire il difficile passaggio alla seconda, che vide anche la discesa in campo e la salita alla Presidenza del Consiglio, nel 1994, di uno degli uomini politici più discussi della recente storia d'Italia, Silvio Berlusconi. Scalfaro è infatti stato Presidente della Repubbica (il nono), dal 1992 al 1999. E' stato parlamentare fin dall'entrata in vigore della Costituzione, nel 1948, e precedentemente al suo ruolo di capo dello Stato ha ricoperto anche quelli di Presidente della Camera e del Senato.
Io non ci sto. In quegli anni di cambiamenti epocali, Scalfaro venne coinvolto il una delicata inchiesta che lo vedeva accusato di aver gestito i "fondi neri" del Sisde (i servizi segreti italiani), utilizzati ad uso personale nel periodo in cui ricopriva la carica di Ministro dell'Interno. Accuse che Scalfaro respinse il tre novembre 1993, a reti unificate con il celebre "Io non ci sto". Nell'occasione parlò anche di "gioco al massacro" imputando l'origine della vicenda ad una sorta di vendetta perpetrata dalla politica appartenente alla prima Repubblica.
Il cordoglio di Napolitano. L'attuale Presidente della Repubblica ha ricordato con profonda commozione l'amico e predecessore, che ha definito "un protagonista della vita politica democratica nei decenni dell'Italia repubblicana, esempio di coerenza ideale e di integrità morale". Scalfaro era Senatore a vita dal 1999.
Dall’Assemblea costituente al Quirinale. E’ morto Oscar Luigi Scalfaro.
L'ex presidente della Repubblica, poi senatore a vita, si è spento nella notte a Roma. Aveva 93 anni. Era entrato in politica nella Democrazia Cristiana, dopo aver lasciato la toga da magistrato, nel 1946 fu nominato all'Assemblea costituente. Nel 1992 diventa Capo dello Stato, subito dopo la strage di Capaci. I funerali saranno svolti in forma privata domani nella Capitale.
E’ morto nella notte a Roma Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica. Era nato a Novara nel 1918. E’ stato presidente dal 28 maggio del 1992 al 15 maggio del 1999. In passato era stato membro dell’assemblea Costituente nel 1946, ministro dell’Interno e presidente della Camera dei deputati.
Scalfaro è stato Capo dello Stato in uno dei periodi più tumultuosi della storia della Repubblica. Eletto nel 1992, subito dopo la strage di Capaci, in cui a Palermo vennero uccisi i giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.
Capaci e la mafia da una parte, si trovò a gestire un periodo in cui la bufera Tangentopoli fece scomparire in un soffio i partiti cosiddetti tradizionali, come la Dc, di cui Scalfaro era da sempre militante, e il Partito socialista di Bettino Craxi.
Nel contempo si verifica anche una inquietante perdita della capacità di acquisto della moneta, con evidenti ripercussioni di carattere generale. Si sforza in ogni circostanza di rincuorare il Paese e di rassicurare gli osservatori internazionali sulla saldezza delle istituzioni italiane. E’ anche frutto di questa azione se la lira, nonostante le previsioni negative di molti, giunge all’approdo nell’Euro. Durante questi “sette anni drammatici”, come li definisce la stampa, Scalfaro difende costantemente i valori fondanti della Repubblica contenuti nella prima parte della Carta Costituzionale, auspicando che ogni possibile modifica della seconda parte della Costituzione avvenga a larga maggioranza con il concorso delle forze politiche sia di governo che di opposizione. Così per la legge elettorale. Anche sul piano internazionale è intensa la sua attività. Numerose sono le visite di Stato da lui compiute sia in Paesi ove mai in precedenza erano state effettuate sia in quelli ove è consistente la presenza italiana in termini di comunità e di relazioni economiche. Un altro tema da lui ritenuto “doloroso”, sul quale si è incentrata costantemente l’azione di stimolo di Scalfaro, durante il suo settennato, è stato quello dell’emergenza-lavoro con particolare riguardo all’occupazione giovanile e al Mezzogiorno.
Celebre il suo discorso in tv del 3 novembre 1993 quando a reti unificate parlò di “gioco al massacro” di chi allora provava a delegittimare le cariche istituzionali, lui compreso, con l’esplosione dello scandalo dei fondi neri Sisde. “Una rappresaglia dei partiti spazzati via da Tangentopoli”. Lì pronunciò la famosa frase “Io non ci sto!” (video).
Sempre nel 1993 assistette alla discesa in campo dell’imprenditore Silvio Berlusconi e la nascita di Forza Italia, fino alla vittoria alle elezioni del 1994.
Con Berlusconi non si amavano né stimavano. E nel 1995 ci fu una violenta campagna all’epoca del cosiddetto ribaltone della Lega, prima alleata e poi avversaria di Berlusconi. A Scalfaro venne contestata la nomina di un governo tecnico che portò alle elezioni.
Scalfaro, uomo con la fama di duro, cattolico integerrimo, portò a compimento il settennato senza non poche difficoltà, e non ha mai smesso di polemizzare con Berlusconi, anche presidente emerito della Repubblica. Quando fu il momento di sostenere il governo Prodi, da senatore a vita, non fece mai mancare un voto al Professore bolognese, tanto da inasprire ulteriormente la polemica con Berlusconi.
Si laureò in Giurisprudenza nel 1941 all’Università Cattolica del Sacro cuore ed entrò in magistratura nel 1943. Il 26 dicembre 1943 sposò a Novara Maria Anna Inzitari (1924-1944), dalla quale ebbe una figlia, Mariannuzza Giannarosa.
Immediato il ricordo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che ha dichiarato come Scalfaro sia stato un “esempio di coerenza e integrità”.
I funerali del Presidente Emerito della Repubblica Scalfaro avranno luogo in forma privata domani 30 gennaio 2012 alle ore 14.00 nella chiesa di Santa Maria in Trastevere a Roma. La salma verrà poi tumulata martedì prossimo nel cimitero di Cameri, un piccolo centro del Novarese, dove si trova la tomba di famiglia.
Il saluto al Presidente Emerito – si legge in una nota – potrà essere reso nella chiesa di Sant’Egidio, sita nella piazza omonima, nella stessa giornata di domani 30 gennaio dalle ore 10.30 alle ore 13.30.
L'OMBRA SUL QUIRINALE
Quel «portafoglio» targato Sisde
Scalfaro fu sfiorato dallo scandalo del «fondi neri» del servizio segreto civile. L'archiviazione fu disposta nel 2001
L'archiviazione, da parte del Tribunale dei ministri, arrivò il 18 luglio del 2001. Quel giorno Oscar Luigi Scalfaro si ritrovò finalmente libero dalla pesante accusa di aver approfittato, quando era ministro dell'Interno, di un «portafoglio» riservato alimentato con assegni mensili di 100 milioni di lire dal Sisde, il servizio segreto civile. Ma per lunghi anni l'ombra del sospetto aveva gravato sul presidente emerito della Repubblica, fin da quando era ancora inquilino del Quirinale. E fu proprio questa vicenda a ispirare il famoso discorso del «Non ci sto»
PORTAFOGLIO - La vicenda era scoppiata nel 1993, quando alcuni uomini del Sisde furono accusati di appropriazione indebita per aver sottratto centinaia di milioni dai «fondi neri» del servizio segreto. Interrogati, gli 007 (in seguito tutti condannati) avevano riferito di un portafoglio messo nella disponibilità di tutti i ministri dell'Interno (con l'eccezione di Amintore Fanfani) che si erano succeduti al Viminale nel decennio '80-'90, fino a Nicola Mancino. Scalfaro era stato ministro dell'Interno dal 1983 al 1987 e quindi rientrava in pieno nella vicenda. Lo scandalo fu grosso, con ripercussioni perfino sui mercati finanziari, sui quali la posizione dell'Italia era già debolissima (nel 1992 eravamo usciti dallo Sme, il sistema monetario europeo).
L'ARCHITETTO - Ad alimentare la confusione, circolò anche una fotografia scattata per la strada della figlia del presidente, Marianna Scalfaro, in compagnia dell'architetto Adolfo Salabè, poi condannato per violazione delle leggi tributarie, falso in bilancio e peculato (patteggiò 11 mesi di reclusione nel 1996), le cui ditte avevano eseguito molti lavori per il servizio segreto civile. «Il giorno di quella foto - raccontò poi nel 2002 Marianna Scalfaro a Marzio Breda del Corriere della Sera - andavo a scegliere dei tessuti per le tappezzerie del palazzo. Erano attacchi finalizzati a distruggere il presidente ma dopo due anni di puntigliose indagini si dimostrarono totalmente infondate».
MANCUSO - Scalfaro venne iscritto nel 1999 dalla Procura di Roma nel registro degli indagati per abuso di ufficio in seguito a un'interrogazione parlamentare e ad una denuncia presentata dall'ex ministro della Giustizia Filippo Mancuso di Forza Italia che aveva sollecitato accertamenti verso l'ex presidente della Repubblica «mai iniziati, durante la presidenza, in merito alla percezione, durante la sua titolarità del ministero dell'Interno, di un continuativo assegno mensile di 100 milioni di lire provenienti dai fonsdi Sisde». L'archiviazione disposta per Scalfaro non fu comunque un caso isolato: tutti i ministri dell'Interno coinvolti furono prosciolti dalle accuse perchè fu riconosciuto l'uso legittimo delle somme consegnate dal Sisde.
Per me fu il peggior presidente della Repubblica Italiana di sempre.
L'OMBRA SUL QUIRINALE
Quel «portafoglio» targato Sisde
Scalfaro fu sfiorato dallo scandalo del «fondi neri» del servizio segreto civile. L'archiviazione fu disposta nel 2001
L'archiviazione, da parte del Tribunale dei ministri, arrivò il 18 luglio del 2001. Quel giorno Oscar Luigi Scalfaro si ritrovò finalmente libero dalla pesante accusa di aver approfittato, quando era ministro dell'Interno, di un «portafoglio» riservato alimentato con assegni mensili di 100 milioni di lire dal Sisde, il servizio segreto civile. Ma per lunghi anni l'ombra del sospetto aveva gravato sul presidente emerito della Repubblica, fin da quando era ancora inquilino del Quirinale. E fu proprio questa vicenda a ispirare il famoso discorso del «Non ci sto»
PORTAFOGLIO - La vicenda era scoppiata nel 1993, quando alcuni uomini del Sisde furono accusati di appropriazione indebita per aver sottratto centinaia di milioni dai «fondi neri» del servizio segreto. Interrogati, gli 007 (in seguito tutti condannati) avevano riferito di un portafoglio messo nella disponibilità di tutti i ministri dell'Interno (con l'eccezione di Amintore Fanfani) che si erano succeduti al Viminale nel decennio '80-'90, fino a Nicola Mancino. Scalfaro era stato ministro dell'Interno dal 1983 al 1987 e quindi rientrava in pieno nella vicenda. Lo scandalo fu grosso, con ripercussioni perfino sui mercati finanziari, sui quali la posizione dell'Italia era già debolissima (nel 1992 eravamo usciti dallo Sme, il sistema monetario europeo).
L'ARCHITETTO - Ad alimentare la confusione, circolò anche una fotografia scattata per la strada della figlia del presidente, Marianna Scalfaro, in compagnia dell'architetto Adolfo Salabè, poi condannato per violazione delle leggi tributarie, falso in bilancio e peculato (patteggiò 11 mesi di reclusione nel 1996), le cui ditte avevano eseguito molti lavori per il servizio segreto civile. «Il giorno di quella foto - raccontò poi nel 2002 Marianna Scalfaro a Marzio Breda del Corriere della Sera - andavo a scegliere dei tessuti per le tappezzerie del palazzo. Erano attacchi finalizzati a distruggere il presidente ma dopo due anni di puntigliose indagini si dimostrarono totalmente infondate».
MANCUSO - Scalfaro venne iscritto nel 1999 dalla Procura di Roma nel registro degli indagati per abuso di ufficio in seguito a un'interrogazione parlamentare e ad una denuncia presentata dall'ex ministro della Giustizia Filippo Mancuso di Forza Italia che aveva sollecitato accertamenti verso l'ex presidente della Repubblica «mai iniziati, durante la presidenza, in merito alla percezione, durante la sua titolarità del ministero dell'Interno, di un continuativo assegno mensile di 100 milioni di lire provenienti dai fonsdi Sisde». L'archiviazione disposta per Scalfaro non fu comunque un caso isolato: tutti i ministri dell'Interno coinvolti furono prosciolti dalle accuse perchè fu riconosciuto l'uso legittimo delle somme consegnate dal Sisde.
Per me fu il peggior presidente della Repubblica Italiana di sempre.
Detto ciò, riposi in pace
Al di là delle differenza politiche che sempre ci sono state e sempre ci saranno (era pur sempre un democristiano), gli ho comunque riconosciuto il fatto di aver denunciato e sputtanato l'italia peggiore. Quella della corruzione, quella delle mazzette. Di aver sempre difeso la Costituzione.
Ripeto, era un democristiano e quindi lontano dalla mia visione politica, ma personalmente l'ho sempre giudicato meno peggio di tanti altri.
P. S. Forse di presidenti peggiori ce ne sarebbero altri.
Al di là delle differenza politiche che sempre ci sono state e sempre ci saranno (era pur sempre un democristiano), gli ho comunque riconosciuto il fatto di aver denunciato e sputtanato l'italia peggiore. Quella della corruzione, quella delle mazzette. Di aver sempre difeso la Costituzione.
Ripeto, era un democristiano e quindi lontano dalla mia visione politica, ma personalmente l'ho sempre giudicato meno peggio di tanti altri.
P. S. Forse di presidenti peggiori ce ne sarebbero altri.
Per me fu il peggior presidente della Repubblica Italiana di sempre.
Detto ciò, riposi in pace
Le opinioni sono tali, la storia comunque no la fanno le opinioni,
Leone e Cossiga per esempio sono stati meglio di Scalfaro? E quali sarebbero state le sue malefatte da presidente? Forse l'avere voluto seguire la costituzione che descrive l'Italia come Repubblica parlamentare e non avere sciolto le camere quando lo chiedeva l'omino di Arcore?
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